Drive → Abarth 124.

Per parlare della 124 Abarth devo partire da Flavia. Una persona, non la Lancia.

Flavia è giovane, è benestante e soprattutto è una viaggiatrice. Mi piace pensare di essere uno che si muove parecchio ma in confronto a lei sono un immobilista. Farebbe sembrare scarno il passaporto di hostess e steward. Ha visitato ogni continente e quasi ogni stato in ogni continente in cui è stata. Ha preso aerei, dormito in hotel e fatto fotografie in un sacco di paesi dove io e voi siamo stati, e parecchi altri paesi di cui magari non conoscevamo neppure l’esistenza. Ha visitato persino il Montenegro, il Molise d’Europa. Flavia è, senza ombra di dubbio, una viaggiatrice e non una turista. La differenza fondamentale tra turismo e viaggio è che il turismo è oggettivo, si va a Parigi, si fanno foto alla Torre Eiffel, si visita il Louvre e si mangia una Croque Monsieur; il viaggio è soggettivo. Interpretabile. E non è solo geografico o geologico, il viaggio è anche metaforico. È possibile viaggiare dentro il viaggio, e il miglior viaggio possibile, il più rinvigorente, è il viaggio agli estremi. Il 2 Gennaio del 2013 Flavia ha visitato una baraccopoli a Nairobi, Kenya. Lo ha descritto come un luogo che ridefinisce il concetto di povertà. Il mattino successivo un volo di linea l’ha riportata a Malpensa e ad aspettarla ha trovato me. Abbiamo caricato i suoi bagagli in bauliera, ho guidato la sua Mercedes fino a casa sua, dove abbiamo lasciato i bagagli ancora da disfare, e mezzora dopo eravamo al Gattopardo a Milano a bere Mojito.

Un viaggio agli estremi così marcato è difficile da battere, ma si fa quel che si può e anch’io ho cercato negli anni di avere i miei momenti. Per esempio, a chiunque visiti Londra consiglio vivamente di visitare Newham e Croydon e poi Mayfair e Fitzrovia nello stesso giorno; e anche quando si tratta di auto ho bei ricordi. Ci sono vari contrasti che meriterebbero menzione, ma per questioni di tempo, spazio e attinenza con l’argomento, il contrasto che ricordo è 500 Abarth e Tesla Roadster S. La prima volta che ho guidato la Tesla a Londra sono rimasto così impressionato dalla violenza dell’accelerazione, dalla naturalezza con cui passa da ferma a 2 milioni di km/h che ho sentito il dovere di coinvolgere qualcuno nell’esperienza. “Fidati, è più veloce di qualunque altra cosa tu abbia mai guidato.”

La scelta ricadde su Gianfranco, fotografo e appassionato di auto che, nel tragitto da Firenze a Milano, luogo della prova, mi ripeteva, “Sì ok. Sarà veloce. Ma ho guidato la Ferrari 430 Scuderia.” e poi ancora, “Sì ok. Sarà veloce. Ma ho guidato una Lamborghini Gallardo.”

La Tesla Roadster S è istericamente, comicamente, incredibilmente veloce in accelerazione. Fredda, silenziosa, inarrestabile. E la 500 Abarth che guidammo per il tragitto è esattamente l’opposto, calda, rumorosa, scorbutica, scattosa e scattante. Due poli opposti che non si incontrano e che non viaggiano neppure in parallelo, zigzagando in qua e in là senza alcuna intenzione di trovarsi a metà strada.

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Tre anni dopo mi trovo al Salone del Parco Valentino, con Sandra Màs e Ale Delfino, e sto tentando di convincere quest’ultimo che guidare la Zoe e la i3 (non aveva mai guidato auto elettriche) prima di guidare la 595 Competizione, gli cambierà la vita. O se non altro la prospettiva sulle auto. Iniziamo dalla Renault Zoe, con Ale che guida e io e Sandra che facciamo i passeggeri. La Zoe è silenziosa, piccola, tecnologica. Sembra di immergersi in una vasca elettronica che rallenta il mondo esterno. L’accelerazione è fluida, non vigorosa, anche perché siamo in 4 dentro l’auto, ma decisa. Netta. Niente esitazione né scatti né stacchi. Fra un’oretta o poco più guiderò la Abarth 124. Ale vuole guidare la MX5, perché ne ha avuta una, anche io ne ho avuta una ma guiderò la CX3, perché la ragazza che prende le prenotazioni per i test drive è fotonica (e più tardi ci prenderò un caffè). La CX3 è rossa e diesel, niente infamia né lode, fra un’oretta o poco più guiderò la Abarth 124. Poi, mentre Ale guida la MX5, io mi faccio ingannare dal logo RS sulla calandra di una Skoda. Ma RS è l’allestimento, non la motorizzazione, e mi trovo a guidare un silenzioso, pacato, elegante diesel con Sandra che si annoia come passeggero.

Adesso guido la Abarth 124.

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La 124 è tutto quello che Zoe, i3 e Tesla non sono. È veloce, ma in maniera differente. È comica. Scatta, sobbalza, sbraita, grida. Immaginate di essere al parco con un cane di piccola taglia che si agita perché ha fame, sete, sonno, voglia di giocare, sete, sonno, fame, ce l’ha con altri cani. Poi se la prende con uno scoiattolo. Poi se la prende con una foglia. Poi abbaia, poi abbaia ancora di più. Poi tira una testata a un albero. Perché gli andava.

La 124 è meccanica, rigida e cruda. La leva del cambio vibra quando si preme gas. Lo scarico emette centomila suoni diversi, nessuno dei quali particolarmente discreto e ognuno fra essi piuttosto buffo. E tutti emozionanti. È vistosa, grezza. È un’auto. Se la Zoe è un iPad, la i3 è un iPad più performante e la Skoda e la CX3 sono computer portatili; be’, la 124 è una supermodella con zigomi scandinavi, capelli ricci e voluminosi che si mette a prendere a martellate il frigorifero in perizoma e reggiseno alle 4 del mattino indossando anche un paio di occhiali da sole fosforescenti. Non capite perché lo fa, non ha senso e non serve. Ma è molto divertente.

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La questione, come sempre di recente, è la convivenza. Ci sono essenzialmente due partiti. C’è chi vorrebbe bandire per sempre le auto, o se non altro le auto a benzina, e muoversi su giganteschi tablet bianchi su ruote. Dal lato opposto della barricata ci sono quelli che masticano catrame e bevono benzina, paleozoici che dicono “no” a qualunque novità nel mondo dell’auto e che vorrebbero che tutti guidassimo auto costruite nel 1967. Sbagliano entrambi, a mio modesto e irrilevante avviso.

Auto come la Zoe e la i3 non sono solo inevitabili, le richiedono il mercato e le istituzioni, ma sono e possono divertenti. Andate in BMW, una qualunque concessionaria locale, chiedete un test drive per la i3, vi garantisco che non vi stancherete mai della decisione con cui accelera da 0 a 100 e soprattutto da 0 a 50. Allo stesso tempo, auto come la 124 devono esistere. Non possiamo farne a meno. Per sette miliardi di motivi che non elenco, perché non voglio abusare delle parole “tradizione” e “passione”.

Ho solo una domanda. Ma di preciso… per quale motivo nessuno valuta l’ipotesi di far convivere i due tipi di auto? Perché nessuno lo crede possibile? Jay Leno, presentatore multimilionario Americano che una o due auto le ha possedute, ha detto che le auto hanno salvato il cavallo, che prima veniva usato come mezzo di trasporto adesso chi vuole galoppa per passione e guida auto per andare a lavoro, di conseguenza la mobilità “alternativa” può salvare l’auto come la conosciamo.

L’ho già detto mille volte e mille volte lo ripeterò. Il futuro è questo: BMW i3 per andare in ufficio, Fiat 124 Abarth con scarico aperto per divertirsi la domenica. E siamo tutti contenti.


testo, foto & video: Alessandro Renesis

riproduzione riservata© – please don’t steal it

twitter: @PrinceAle

instagram: @A_Lookingbackthewaywehadcome

facebook: /leavemeflabbergasted17

Salone Parco Valentino, Torino – Giugno 2016

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