Una Mini One e tante mucche nella bellissima città svedese di Stoccolma. Che è in Svezia.

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Autonoleggi. Sappiamo tutti come funzionano. O almeno io lo so. Sulla carta è semplice, fornisci i tuoi dati e dei soldi a una compagnia di autonoleggio e loro in cambio ti danno un’auto che puoi guidare e spaccare a tuo piacimento per un periodo specificato nel contratto. In realtà quello che succede è che si arriva al bancone e una ragazza bruttina, ed è sempre invariabilmente una ragazza bruttina e probabilmente con gli occhiali storti, prende la vostra patente, che poi perde, la vostra carta di credito, che poi perde, e dopo aver pigiato qualcosa sulla tastiera del computer per 45 minuti annuncia gioiosamente che l’auto da voi prenotata NON è disponibile. E’ probabile che la vostra prenotazione includesse una Golf a 70 € al giorno per 6 giorni. Vi ritroverete con una Matiz a 90 € al giorno per 6 giorni. Poi c’è il problema del nome. C’è Europcar, che è insulso come chiamare un Hotel Stardust o un cinema Excelsior. C’è la Hertz, che in tedesco vuol dire cuore. C’è la Thrifty che in inglese vuol dire economico ma con un’accezione negativa. E poi c’è Alamo, che Dio solo sa che cosa voglia dire e in quale lingua. Poi c’è la Sixt, che è tedesca (sempre una buona cosa) e che mi ha sempre fornito esattamente l’auto che avevo prenotato, esattamente al prezzo che avevo accettato di pagare. Niente sovrattasse dell’ultimo minuto. A parte quella perché ho meno di 25 anni ovviamente. E la tassa per circolare nel centro delle città dove noleggiavo. E la tassa per il carburante.

Ma detto questo mi fido di Sixt, ecco perché quasi un anno fa esatto, in partenza per la Svezia, non ho avuto dubbi riguardo all’autonoleggio.

All’aeroporto di Skavashahsfhashdahshtahsta o come diavolo si scrive (per i pignoli è Skavsta), mi è stato detto che, come da pre-accordo, avevo la possibilità di scegliere tra la Mini One e la Mini One D. Così, dopo molte firme e molte raccomandazioni in molte lingue che non conosco mi son state consegnate le chiavi della One (il Diesel lo lascio guidare al mio amico GG) e ci siamo messi in viaggio per Stoccolma. Sulla strada, ho avuto modo di vedere molti posti, come per esempio Upsaalalalsdlalsdsal, Orevevadfdafdafao e anche la bellissima e non meno importante Enskdfdafjdafjdhfahkdasing. Ma non divaghiamo sulla Svezia.

L’auto. La One è il modello base della Mini e dopo aver guidato praticamente tutte le Mini, ad eccezione dell’orrenda Clubman, posso dire con certezza…che fa schifo.

Tanto per iniziare, in teoria, la Mini One ha una dotazione di serie composta da clima manuale, radio cd con Mp3, regolazione sedili e volante e controllo di stabilità. La mia sembrava avere, nella migliore tradizione delle scelte multiple, nessuna di queste caratteristiche. Il clima non funzionava, la radio prendeva solo segnale di stazioni che trasmettevano solo Lady Gaga e il volante aveva solo due regolazioni: troppo in basso o davvero troppo in basso. In compenso c’erano le lucine abitacolo colorate regolabili e i sedili riscaldabili. Entrambe cose che, in piena estate in un paese dove il sole sorge alle 6 e tramonta intorno alle 11, non erano esattamente utilissime.

Mancavano i cerchi in lega, indispensabili su una Mini, il colore era il Beige muro ingiallito, di gran lunga il peggiore e anche se lo sterzo, l’assetto e i freni erano da Mini (quindi ottimi) mi spiace ma il motore è davvero troppo poco potente per reggere il passo con l’ottima tenuta di strada. Per viaggiare con un minimo di sprint c’è bisogno di tirare le marce fino a far uscire le valvole in strada e questo produce, in cambio di un’andatura inadeguata, due cose:

  1. Un consumo elevato
  2. Un rumore intollerabile

C’è scritto Mini e costa più di 20.000 euro ma l’auto, come dicono gli inglesi, “firma un assegno che il motore non è in grado di versare”.

Oddio, è brutta questa metafora in Italiano.

Ma la Svezia è un paese bellissimo, ero in buona compagnia e dopo aver guidato attraverso campi nomadi  in Puglia con una vecchia Lancia Y10 Elefantino Blu senza aria condizionata, credo di poter superare qualsiasi cosa.

E come dico sempre è tutta questione di tempismo. E la sera del mio compleanno sono arrivato in un bellissimo posto pieno di mucche (uniche abitanti della Svezia a quanto sembra. A parte Ibrahimovic ovviamente) al tramonto. Il posto si chiamava Enkasfodfodaofadfidafdgadping e l’aperitivo a base di mucche morte era davvero buono. E parcheggiare davanti al pub una Mini One in una situazione del genere è meglio che cercare di parcheggiare una Ferrari California nel traffico di Milano. E questo ve lo dico perché l’ho fatto.

 

Svezia, Agosto 2010

testo e foto di A. Saetta Vinci

riproduzione riservata°

per informazioni: decappottabiliontheroad@gmail.com

 

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