Drive → Maserati Quattroporte M.Y. 2016 #themaser

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Iniziamo da lontano, indietro nel tempo e geograficamente verso ovest. Siamo nel 2009.

Circa 150 miglia (250 chilometri) a sud-ovest di Las Vegas e 120 miglia (190 chilometri) a nord-est di Los Angeles, nella San Bernardino County, in una California che probabilmente non conoscete, in mezzo al deserto ai piedi della Valle della Morte c’è Barstow. Be’, oggi sono a Barstow. Sto guidando una Ford Mustang che scalpita e sbraita nel calore del deserto californiano. Un 4 litri V6 che produce 210 cavalli, (avete letto bene) e trasforma la potenza in rumore, fumo e personalità, ma di sicuro non in prestazioni.

Accosto in uno degli “slot” del parcheggio di un motel di fronte a un diner. Con una N sola perché vuol dire tavola calda e non cena. Non chiudo nemmeno l’auto. Mi è stato garantito che da queste parti non c’è micro criminalità e al massimo, quoto testuali parole, “ti sparano se non gli piaci”, mi è stato detto. Attraverso la strada, calpestando l’asfalto rovente con scarpe di cuoio, perché non è che sia mai stato uno di quelli furbi, ed entro nel diner. Dentro trovo un paio di uomini enormi cresciuti a mais e burro d’arachidi, una cameriera ispanica, un’altra donna (che potrebbe avere 27 anni così come 57) in compagnia di quello che immagino sia suo figlio e un uomo seduto al tavolo più vicino alla vetrata, magro e con occhiali da architetto. Tutti alzano lo sguardo e lo posano di me per cinque secondi mentre varco la soglia. Straniero e strano, ma nessuna minaccia. Dopo cinque secondi ognuno torna a concentrarsi sul proprio pasto o sul proprio lavoro. Tranne l’uomo magro con gli occhiali da architetto. Mi siedo specularmente di fronte a lui, a due file di tavoli di distanza, vicino alla vetrata per tenere d’occhio l’auto.

Passano nemmeno trenta secondi e l’uomo magro con gli occhiali da architetto mi chiede, “Da dove vieni?”

“Firenze, Toscana, Italia.”, rispondo io.

“E che diavolo ci fai qua?”.

Giusta osservazione. Bella domanda. Non lo so che ci faccio qua. Immagino che sia l’infinita curiosità ingegneristicamente incernierata nel nostro d.n.a. dall’alba dei tempi o il sapore della scoperta. Oppure sono qua perché ho letto troppi libri e visto troppi film ambientati nell’America sconosciuta e mistica dei diners, dei motel e delle strade deserte.

Fatto sta che ha ragione lui. Che ci faccio qua?  Giratela come volete la frittata. Impanatela e friggetela, metteteci sopra lo zucchero o il sale o entrambi. La verità dura e pura e cruda e che l’Italia è bellissima. Da Nord a Sud, da Est a Ovest. Pochi ci tengono testa per la storia e l’arte, meno ancora per la cucina e le automobili, e praticamente nessuno è in grado di tenere testa se combinate il tutto.

Facciamo adesso un salto nel futuro, che poi sarebbe il presente, e siamo di nuovo nel 2015. Sono a Modena, nello specifico a Castelvetro di Modena, nella Motor Valley. L’Emilia Romagna ha poco da invidiare in quanto ad arte, meno ancora da invidiare in quanto a cucina (a Modena si trova l’Osteria Francescana, il secondo miglior ristorante al mondo) e tutto da insegnare se parliamo di auto. Da Piazza Roma, qui a Castelvetro, si vedono le colline e la campagna. Bene, nel raggio di poche decine di km quadrati da qui sono nate Ferrari, Lamborghini, Pagani, De Tomaso e Maserati. Anche Bugatti è passata di qui, tra la fine degli anni ’80 e la metà dei ’90 (quand’era di proprietà di Romano Artioli, l’uomo che ha dato il nome alla Lotus Elise) la sede era a Campogalliano, in provincia di Modena.

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Parliamo un po’ meglio di Maserati e iniziamo con una breve lezione di storia. Officine Alfieri Maserati fu fondata a Bologna nel 1914 dai fratelli Maserati. L’ispirazione per il Tridente, simbolo e logo del marchio, venne dalla Fontana del Nettuno, nell’eponima piazza a Bologna. Nei suoi 101 anni di storia Maserati ha vissuto vicissitudini e picchi di gloria, come ad esempio quando vinse il campionato di F1 nel 1957 con un certo Juan Manuel Fangio alla guida della 250F, e la doppia vittoria 500 Miglia di Indianapolis, con Wilbur Shaw, nel ’39 e nel ’40.

Ancora oggi, primo ed unico costruttore Italiano a trionfare alla storica gara in Indiana, Stati Uniti. Negli anni è passata sotto il controllo dei fratelli Orsi, furono loro a spostare la sede da Bologna a Modena negli anni ’30, è stata successivamente di proprietà di Citroën, De Tomaso, Fiat, Ferrari e oggi fa capo al gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles). Sotto il controllo del gruppo Italo-Americano, il marchio del Tridente sta vivendo una rinascita. La produzione è passata dai 6.300 modelli del 2011, agli oltre 36.500 del 2014.

Maserati ha in gamma quattro modelli al momento. Ghibli, GranTurismo, GranCabrio e Quattroporte, quest’ultima è quella che ci interessa oggi. Il motore è un 3 litri biturbo da 410 cavalli che dal 2013, insieme al 3 litri diesel e 3,8 V8 della GTS, ha sostituito il 4,2 e 4,7 litri aspirato. Il nuovo propulsore ha migliorato i consumi, le prestazioni e le emissioni. La gigantessa (5 metri e 20 di lunghezza) si muove come un gattone docile, fluttuando in 7° o 8° a 50 o 70 orari. Ma sa anche muoversi come un ocelot, da 0 a ben oltre 130 in 3°. E in fretta. Il nuovo 3 litri con doppia sovralimentazione l’ha resa un’auto più progressiva e incrementale; il classico calcio nelle reni da “gas in fondo” si è trasformato in un’inesorabile accelerazione che diventa irresistibile mentre salgono i giri. La Quattroporte scalpita nel settore delle “uber-berline” di lusso, ma mentre le rivali sono un po’ delle laureate snob, la “Maser” somiglia più a un playboy ribelle che, alla fine del ballo della scuola, è quello che si porta a casa la bella della festa.

Maserati è diventata leggendaria facendo cose leggendarie. E non solamente per le vittorie in F1 con Fangio e alle due vittorie di Indianapolis con Shaw. Maserati ha preso il segmento quasi per definizione più grigio del settore auto, quello delle berline di lusso, e lo ha ravvivato con la Quattroporte. La “vecchia” nuova Quattroporte uscita nel 2003 era caotica, rissosa, rabbiosa, rumorosa e spettacolare. La “nuova” nuova Quattroporte prodotta dal 2013 che vedete in foto nella versione Model Year 2016 ha la stessa anima, solo un po’ più efficiente e razionale. Va forte. Fa casino. Fa spettacolo. È più razionale e civilizzata, i suoi punti di forza rimangono gli stessi di sempre. La personalità, il look e il sound.

Torniamo per un attimo a sei anni fa e quasi 10.000 km più a Ovest di qua. Il tipo con gli occhiali da architetto paga e se ne va e io ordino caffè. Nero. Niente zucchero, niente latte. So già che farà schifo, ma la caffeina è caffeina e io devo guidare per altre quattro ore nel deserto per tornare in hotel a Las Vegas. Sulla carta, la Mustang che vedo dalla vetrata non ha niente a che vedere con la Maserati Quattroporte. Coupè vs berlina. Aspirato vs turbo. La prima è una working-class hero, la seconda è un’espressione del lusso. Eppure hanno un tratto in comune fondamentale, il più importante per un’auto. La personalità.

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Sotto molti aspetti, perdonate la metafora semi-calcistica, la Quattroporte sta al suo segmento di mercato come Melissa Satta sta al salotto di un noto programma sportivo in tarda serata il Lunedì. Rispetto alla concorrenza non vince necessariamente dal punto di vista “tecnico”, ma vive di luce propria.

Ed è davvero difficile smettere di guardarla.

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categoria: auto/prove su strada

luogo: Modena, Ottobre 2015

testo: A. Renesis

foto: Maserati

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leggi la prova anche su roadncars.blogspot.it

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