Drive → Rolls Royce Silver Shadow, 1973


Un amico che di mestiere lavora nel ciclismo acquista auto nuove, e per nuove intendo usate, con cadenza settimanale.

Ecco quindi spiegato perché, l’altro giorno, si è presentato da me in ufficio e ho pensato, “adesso mi chiede in caffè”.

Invece mi ha chiesto di andare a San Marino per provare una Rolls-Royce Silver Shadow del 1973.


Due ore (scarse) dopo, ho l’opportunità di guidare, per un brevissimo tratto, questo divano su ruote.

Questa meraviglia inglese misura più di cinque metri per oltre due tonnellate di peso. Gli interni conoscono solo due materiali: pelle e radica. Niente alluminio. Niente fibra di carbonio. Niente titanio o carbo-titanio. O carbo-alluminio. O fibra di titan-alluminio.

Nessuno di quei materiali tanto amati dalle case automobilistiche sulle auto moderne. Suonano forse bene sulla brochure e certamente riducono il peso, ma peggiorano il comfort, che è l’unica cosa che interessa davvero alla buon vecchia Rolls.


Fluttua sull’asfalto come se fosse alimentata con panna montata, invece di qualcosa di grezzo e volgare come la benzina. È un’auto che dà l’impressione di spegnersi, o anzi di rifiutarsi di partire, al solo sentir nominare le parole “sportiva” o “performante”. È soffice e accomodante.


La RR non sarà forse affidabile, ma surclassa la maggior parte degli inanimati oggetti metallici a quattro ruote con cui ci muoviamo ogni giorno.

Se fosse una donna sarebbe Cate Blanchett. Se fosse un orologio sarebbe un Cartier Santos.


Il propulsore è un V8 di cubatura considerevole: 6,750 litri o “sei e tre-quarti” come lo chiamano nel Regno Unito. Nonostante la cilindrata eroga solo 189 cavalli ed è abbinato ad un sonnolente cambio automatico a tre marce di derivazione General Motors.


Il risultato è che la vecchia Roller è istericamente lenta. Ma preoccuparsi delle prestazioni della Rolls Royce Silver Shadow è come preoccuparsi delle abilità culinarie della modella francese Bérénice Marlohe.


Coco Chanel una volta disse che il lusso non è il contrario di povertà, è il contrario di volgarità. E aveva ragione. Perché la Rolls-Royce è quanto di più elegante si possa trovare in strada su ruote.


Ci sono opinioni contrastanti riguardo alle auto d’epoca. Molti ritengono che vadano acquistate e utilizzate e mantenute in vita. Molti altri sostengono che non abbia senso averne una. Non comprereste un frigorifero o una televisione di trenta o quaranta anni fa. Quindi perché un’auto? Forse è così. Forse auto del genere meritano un posto dentro a un museo a Crewe o a Milton Keynes, invece che occupare la corsia d’emergenza. In panne. Sulla A4. Con fumo che esce a profusione dal cofano. Perché realisticamente è lì che passerete la maggior parte del tempo, se davvero ne comprerete una. Forse.


Tuttavia, quello che è innegabile è che a veder passare una Rolls-Royce Silver Shadow color carta da zucchero viene da togliersi il cappello e sorridere. Mentre a veder passare l’ennesima berlina grigia viene, più che altro, tristezza.


Articolo pubblicato per la prima volta nel 2014, formattato, corretto e ripubblicato nel 2024.


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