I Prati (The Meadows)

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Sono passate tre settimane dal mio ritorno da Las Vegas e per tre settimane ogni giorno ho aperto un foglio elettronico, ho fissato lo schermo come un ebete per mezzora e poi ho chiuso il file senza aver scritto una parola.

Per tre settimane mi sono chiesto cosa scrivere e cosa spinga una persona, sinceramente, ad andare negli USA. Suppongo che per rispondere adeguatamente alla domanda dovrei aver visitato almeno il 70-80 % di tutti gli Stati Uniti, ma dato che ho messo piede solo in quattro di essi e che l’unica città che ho visitato davvero e a fondo è Las Vegas, non so se sarò in grado di rispondere.

Onestamente, perché qualcuno dovrebbe prendersi la briga di un totale di 10-15 ore di volo più svariati scali solo per arrivare in una città in mezzo al deserto dove fa costantemente troppo caldo all’aria aperta, e decisamente troppo freddo nei luoghi chiusi e climatizzati?

Sicuro come l’oro non è la cucina. La nostra idea di un pasto completo e salutare è un piatto di pasta col ragù e/o una bistecca con olio, sale e pepe accompagnata da vino, la loro idea di pasto salutare è una bistecca inzuppata negli spaghetti con sopra sciroppo d’acero e accompagnata da un bicchiere di latte.

Quando andrò al potere certi crimini culinari saranno puniti con l’incarcerazione a vita.

Quindi non è la cucina e nemmeno la varietà dei cocktail, dei vini e in generale di tutto ciò che è “Il bere”.

Al ristorante Top of the World potrete ordinare una bottiglia di Riesling da mezzo-mezzo litro alla comoda cifra di 50 dollari.
E il Riesling sta alla scena internazionale dei vini come la Corona sta alla scena internazionale della birra.

Per quanto riguarda i cocktail, ovviamente, c’è una vasta scelta disponibile in qualunque locale notturno vi troviate. Vi avviso però che quelli veramente buoni sono solo tre.
Gin Tonic
Gin Tonic
Gin Tonic

Presumibilmente perché è una ricetta talmente semplice che persino io potrei riuscire a NON sbagliarla.
Quindi non è il cibo e non è il vino.

Molti altri dicono che sia per il gioco d’azzardo, ma io ne dubito. Non ha importanza dove vi troviate nel mondo, vi garantisco che non siete distanti più di qualche centinaio di chilometri da un buon casinò. E se invece che buono vi accontentate di decente allora la distanza si riduce a 50 km.

Nova Gorica, Mamaia, Monaco, Venezia. Siete mai stati in questi casinò? Io sì, sono tutti in Europa, e nessuno di questi ha granché da invidiare a quelli di LV, se quel che vi interessa davvero è il gioco.

Ma a voi non interessa il gioco, forse potreste pensare di andare a Las Vegas per lo shopping.
Le gallerie commerciali dei casinò più grandi pullulano di Prada, Gucci, Tom Ford, Bvlgari, Armani, Versace, Burberry e chi più ne ha più ne metta.
Inoltre acquistare in dollari, sia per chi come moneta usa la sterlina che per noi, è conveniente. Nonostante questo, una sciarpa di Burberry che a Firenze paghereste dai 200 ai 400 euro e che da Harrods (che notoriamente vende tutto stra-sovrapprezzato) paghereste 3-400 sterline, al Burberry Store del Caesar’s costa 600 dollari.

Neppure l’acquisto di orologi può essere una valida alternativa. Il mercato di orologi USA è piuttosto fiorente, si vedono spesso in giro uomini che non sembrano aver speso più di 3,50 dollari per il loro intero guardaroba ma che al polso portano Maurice Lacroix da 5.000.

Certo, se siete Daniel Craig potete farvi fare un Omega su misura. Alcuni costano poco, circa 36.000 dollari. Ma visto che non siete Daniel Craig nemmeno questa è una motivazione valida.

Non può essere per le auto perché tutto laggiù ha un 6 litri di cilindrata con 20 cavalli, non può essere perché siete appassionati di animali perché non ce ne sono, non è il clima, non è il paesaggio, non è la scena musicale e nemmeno quella teatrale perché gli stessi musical e spettacoli di Las Vegas li trovate a Londra.

Sono giunto alla conclusione che si tratta del cinema. Tutto quello che segretamente tutti noi vogliamo è una vita da cinema.

La possibilità di cambiare aspetto e personalità a proprio piacimento.

Non ho mai avuto alcun desiderio da aspirante attore e non ho mai partecipato volentieri nemmeno alle recite a scuola ma sono un fan del cinema e non ci sono tanti posti al mondo dove puoi essere quello che vuoi liberamente come puoi esserlo a Las Vegas.

Questo lo so perché per una settimana ho detto a chiunque incontrassi tra le persone del posto che mi chiamavo Alfie e venivo da Clatterbridge.

E nessuno ha battuto ciglio.

Nemmeno il buttafuori con cui ho chiacchierato per mezzora prima di entrare al Treasure.
Lo stesso buttafuori a cui ho mostrato, quando mi ha chiesto un documento d’identità, la mia patente italiana con su scritto Alessandro.

 

Las Vegas e Death Valley National Park, U.S.A.

Agosto/Settembre 2012

testo e foto di A. Saetta Vinci

riproduzione riservata

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