Bognor Regis. Che non è in Francia. E non è nemmeno un granché.

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Il fastidioso ticchettio dell’orologio echeggia nella hall spoglia dell’hotel. Sono le 00.35 del 25 giugno, questo vuol dire che appena poche ore fa, esattamente all’arrivo in hotel, sono stato accolto da:

A. il tanto spettacolare quanto inutile gol di Quagliarella sul finale di Italia-Slovacchia, l’unico sprazzo di orgoglio e bellezza italiana in un mondiale che per il resto è stato umiliante per noi Azzurri, 

B. un ragazzo albanese, cresciuto in Italia ma che vive a Brighton da dieci anni.

Non esattamente il tipo di accoglienza che ti aspetti a Brighton. Mi sembra quasi di essere a casa mia a Prato, in un bar qualunque di una qualunque parte della città.

Comunque, la bruciante e prematura eliminazione della nostra rappresentativa calcistica scotta ancora, e questo costituisce il primo motivo per cui mi trovo seduto su un divano bianco con righe verdi mentre fisso lo schermo della TV. Che è spenta.

Ho già parlato di Brighton, ho già detto che è un bel posto.

MA. E’ pur sempre una città del Regno Unito, per cui la movida notturna è ben diversa e meno “loca” di come lo è da noi. Quindi già verso mezzanotte le cose da fare scarseggiano. E questo è il secondo motivo per cui persisto con passione e testardaggine nel mio non fare niente.

Si dice che i gatti, quando sono lasciati soli in casa, passano una consistente quantità di tempo a fissare gli schermi. Schermi della televisione o del computer; non importa, loro fissano gli schermi. Probabilmente perché avendo visto della luce e dei colori fuoriuscire da quegli schermi, si aspettano che da un momento all’altro la luce ritorni. Forse anch’io ci spero.

C’è anche una terza ragione per cui non ho voglia di muovermi: l’auto.

Anche di questa ho già parlato. Ford Focus 1,6 litri. Noiosa. Spenta. Morta. Fastidiosa.

Già guidare da Londra fino a Brighton, che in fin dei conti si tratta di un viaggio di un’oretta o poco più, è stata una tortura. Mi sarei divertito di più a farmi prendere a calci nella schiena. Quindi l’idea di mettermi di nuovo al volante non mi alletta.

Però ho quasi 23 anni. E’ una fresca sera di giugno e starmene seduto a contemplare il muro è socialmente inaccettabile. E mi va un gelato. Per cui mi alzo dal divano, agguanto dalla bacheca un volantino a caso e penso “ora vado qui.”

Il volantino tesse le lodi di Bognor Regis. Che dal nome io avrei detto fosse in Francia.

Dopo aver guidato nel dormiveglia per mezzora eccomi a Bognor Regis.

Bognor Regis è una cittadina marittima di poco più di 62.000 anime nel West Sussex. 62.000 abitanti che Dio solo sa dove vivono, perché quando ci si arriva si trova il cartello “Benvenuti a Bognor Regis” e circa trenta metri dopo ce n’è con su scritto “Arrivederci”.

Non c’è granché a Bognor Regis. Un parco giochi, un sacco di luci, un bar e una gelateria. Per tutta la durata del viaggio mi sono chiesto perché a volte mi vengono queste idee. Ma fatto trenta, facciamo trecentomila, ormai son qua, per cui alla fine il gelato me lo sono preso. Alla crema. E devo dire che non era niente male, soprattutto stando seduti davanti all’oceano mentre qualcuno nei dintorni, probabilmente al bar, ha avuto la decenza di mettere della buona musica di sottofondo.

La cosa bella del ritrovarsi in un posto un po’ sperduto in cui non avresti mai pensato di andare in vita tua, soprattutto perché non ne conoscevi l’esistenza, è che sei aperto a qualunque tipo di conoscenza.

Dentro al bar, prima di salire in auto per tornare in hotel a Brighton, ho abbozzato una specie di conversazione con il barista. Era iniziata come uno scambio di opinioni calcistiche e previsioni su chi avrebbe vinto ai mondiali. Io dicevo Olanda o Germania, lui diceva Brasile o Argentina. In prospettiva io ho avuto meno torto. Verso la fine della conversazione il tono si è fatto più serio e dopo avermi chiesto un’opinione su Bognor Regis e soprattutto cosa ci facessi lì, mi ha confessato di essere uno scrittore in erba e mi ha detto che sta pensando di scrivere un libro su Bognor. Mi ha chiesto se avevo idee per un titolo appropriato.

Sì. Ce ne ho una.

“Non andate a Bognor Regis”

 

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