Lewis Hamilton, classe 1985, si trova attualmente davanti al compagno di squadra Charles Leclerc in classifica, segno che l’età del pensionamento è ancora lontana.
E a quanto pare il pilota Ferrari sta pensando di rimandarla ulteriormente adesso che è stata confermata la decisione di riportare la Formula 1 in Africa, nello specifico in Ruanda, a partire dal 2030.
Hamilton non ha mai nascosto il suo viscerale legame con l’Africa e, soprattutto, l’impegno profuso in prima persona per far sì che questo sogno diventasse realtà.
Per oltre mezzo decennio, il sette volte campione del mondo ha condotto incontri riservati con i vertici della Formula 1, tra cui lunghi colloqui diretti con Stefano Domenicali, oltre a frequenti contatti telefonici con diversi capi di Stato africani.
L’obiettivo era chiaro: restituire la massima competizione automobilistica a un territorio che possiede un patrimonio culturale straordinario e che merita da sempre una vetrina sportiva di livello globale.

L’aspetto più affascinante di questa svolta riguarda proprio la tenuta agonistica del pilota.
Mantenere livelli prestazionali d’eccellenza fino oltre i quarant’anni rappresenta una sfida colossale, ma Hamilton ha dichiarato espressamente di voler fare tutto il necessario sul piano della preparazione fisica e mentale pur di rimanere sulla griglia di partenza fino al debutto della corsa africana.
Continuare a gareggiare nei prossimi anni non è soltanto un’ambizione sportiva, ma una vera e propria missione personale per chiudere un cerchio perfetto all’interno della propria carriera.

Il problema anagrafico, però, non risparmia nessuno.
Se tutto va come previsto, la Formula 1 tornerà in Africa per la prima volta dal GP di Kyalami nel circuito di Midrand, Sud Africa del 1993.
Ma questo accadrà nel 2030, anno dal quale scatterà l’accordo decennale con il Ruanda.
Hamilton a quel punto avrà 45 anni, che non sono pochi per un pilota di F1.
