Drive → Andrea Tartaglia guida la Suzuki Vitara

 

Andrea è Romano. De Roma. Se dice? Diciamolo. Da vero Romano de Roma Andrea ce mette passione, e già che c’è, ce mette pure ‘a competenza. E siccome questa passione la applica in maniera particolare al mondo delle auto, mi son detto, voglio capire cos’ha da dire riguardo alla Suzuki Vitara. Un’auto che dovremmo tutti adorare per due motivi; il primo, è parente stretta del mitico Suzukino Jimny e il secondo, e pochi lo sanno, è sulla Suzuki Vitara che si basa l’inarrestabile Suzuki Escudo che vi faceva vincere ogni singola gara a Gran Turismo.

#sapevatelo.


 

“Molti collocano Suzuki tra quei marchi automobilistici considerati “piccoli”, forse perché lo si associa molto più alle motociclette che alle auto che produce. Be’, è l’ottavo produttore al mondo, con 2,88 milioni di auto vendute 2015.

La storia di Suzuki inizia nel lontano 1909 ad Hammatsu, Giappone, quando Michio Suzuki inizia a produrre motori per macchinari industriali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale viene avviata la produzione di motori da applicare sulle biciclette, il preludio alla produzione di motociclette complete, che farà crescere il marchio fino ai primi impressionanti numeri: nel 1954 Suzuki sfornava circa 6.000 moto al mese. Nel 1955, inizia la produzione della prima autovettura, denominata Suzulight, una piccola auto – oggi la definiremmo “citycar” – motorizzata con un 400cc di derivazione motociclistica; già allora si sfruttava quanto si aveva in casa. Ma la vera svolta arriva negli anni ‘70, quando Suzuki acquisisce la Hope Motor Company, un piccolo costruttore sconosciuto ai più che produceva vetturette e light van a 3 e 4 ruote destinati all’uso agricolo e artigianale.
La Hope ON 360, un piccolo fuoristrada, venne usata da Suzuki come piattaforma base per sviluppare il suo primo off road: la LJ10. Nome che successivamente, attraverso le evoluzioni nel corso degli anni, si evolverà nelle varie declinazione della gamma SJ fino ad arrivare all’attuale Jimny, nome in verità già usato negli anni ‘70 e ripreso ai giorni nostri.

E il connubio tra Suzuki e la trazione integrale continua ad essere una costante anche nella gamma attuale, che parte dalla compatta Celerio, passando per la Swift, la S-Cross, la Jimny e la Vitara. In attesa della nuova 5 porte Baleno e della piccola SUV Ignis, la prima in arrivo a primavera e la seconda in autunno 2016, grazie a Suzuki Italia e all’attenzione che sta rivolgendo ai nuovi Media, ho potuto mettere le mani su diverse auto negli ultimi mesi, e qui per voi, ho guidato la quarta generazione della Vitara in occasione del debutto, alla presentazione della versione S – la “peperina” – e in un test drive di tutta la gamma Suzuki con cambio automatico.

La differenza con le versioni precedenti è evidente: più arrotondata, più bassa (l’altezza minima da terra 18,5 cm), cerchi in lega da 17″, via la ruota di scorta dal portellone.
La piccola off-road è diventata un SUV.
Il lavoro fatto dagli ingegneri Suzuki per rendere agevole la vita a bordo è notevole: sedili e volante ampiamente regolabili che permettono di trovare subito la posizione di guida ottimale. Il quadro strumenti completo con tutte le info relative alla marcia e ai settaggi impostati. La plancia pulita e ordinata, merito soprattutto dell’ampio display 7” Mirror Link che raccoglie i comandi della radio, del bluetooth, del computer di bordo e del navigatore (se presente).

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Ho provato la Vitara quarta serie con motore 1.6 diesel da 120cv, sia 2WD che 4WD ALLGRIP.
La trazione integrale ha 4 modalità di funzionamento a seconda del tipo di guida e del fondo stradale: Auto per ottimizzare i consumi, Sport per privilegiare la brillantezza di marcia e la reattività, Snow per fondi sdrucciolevoli o innevati, Lock per districarsi su neve, fango o sabbia limitando lo slittamento dei differenziali e trasferendo la coppia motrice ai soli pneumatici in presa. La Vitara 1.6 diesel è brillante e silenziosa, tanto da rendere piacevoli anche viaggi lunghi per i quali, però, non sarebbe male poter contare sul bracciolo anteriore. Buona la tenuta di strada, mi sono piaciuti il bilanciamento della vettura e l’intervento dei sistemi di sicurezza (ESP e TCS), puntuali ed efficaci senza essere invadenti.

E veniamo al fuoristrada, ambiente ideale delle precedenti generazioni di Vitara.
La quarta sarà all’altezza? La risposta, condensata e riassunta, è sì. In off road la Vitara ALLGRIP ha mostrato con orgoglio le sue origini, arrampicandosi bene anche su salite ripide e affrontando con nonchalance discese impegnative grazie al sistema Hill Descent, che mantiene automaticamente una velocità di 10 km/h e un’aderenza ottimale su ogni tipo di percorso, e alle piastre d’acciaio riparano la parte inferiore della scocca dagli urti con il terreno.

La Vitara S invece, arrivata pochi mesi fa, monta un motore turbo-benzina di dimensioni ridotte – 1,4 litri – con 140 cavalli di potenza e 220Nm di coppia massima. Rispetto alle altre versioni, la Vitara S beneficia di alcune dotazioni esclusive: mascherina cromata a V, cornici fari rosse e cornici luci diurne nere, cerchi in lega neri da 17″, spoiler ed estrattore posteriori, interni in pelle neri con impunture rosse. L’ unica scelta, al di là del colore, è rappresentata dal cambio: manuale o automatico entrambi a 6 rapporti. Il motore è silenzioso e muove senza problemi i 13 quintali dell’auto, senza dover scalare di continuo, come avviene con i motori aspirati. Selezionando la modalità Sport la risposta del motore diventa più brillante e la guida diventa anche divertente. Per il resto vale quanto detto: la Vitara è un Suv, non chiedetegli quindi quello che chiedereste al fratellino Jimny.

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Capitolo cambio automatico.
Ho provato la versione 1.6 diesel equipaggiata con cambio automatico a doppia frizione (di derivazione FCA), veloce e preciso nelle cambiate. Con la Vitara automatica ho affrontato sia il traffico cittadino torinese sia i saliscendi collinari, dove si può scegliere la funzione manuale/sequenziale utilizzando i paddle dietro il volante per selezionare la marcia desiderata.
Il doppia frizione (una per le marce pari e una per le marce dispari) è veloce ma mai “violento” negli inserimenti, tanto che nel traffico è addirittura più godibile del CVT. Ma è nel misto dà il meglio di se sfruttando appieno la coppa della Vitara.

Insomma, a me la Vitara è piaciuta e spero proprio, se gli amici di Suzuki Italia saranno ancora generosi con me, di poter portare presto con me il fratellino Jimny in una gita in montagna.”

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Torino, Febbraio 2016

testo & foto:

Andrea Tartaglia

andreatartaglia.net

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