Top Marques. Monte Carlo e il Principato di Monaco

 

Dal primo passo, dal primo sguardo è impossibile fraintendere Monaco.

Montecarlo, Principato di Monaco è una dichiarazione d’intenti. E’ un microcosmo indipendente e individualista che vive, respira, e soprattutto spende per conto proprio. Ci sono pochissimi luoghi al mondo che si possono paragonare, Principato di Andorra, San Marino, Liechtenstein per esempio, ma tutti questi luoghi hanno in comune col principato monegasco solamente le ridotte dimensioni, e il segreto bancario. E se si deve dar retta alle voci, pare che a breve sia destinato a scomparire pure quello.

Dopo un buon millennio incastonato tra Francia e Italia come principato indipendente semplicemente perché nessuno dei due vicini era particolarmente interessato, nel 1854 il gioco d’azzardo fu legalizzato dal principe Florestano I di Monaco e due anni dopo aprì ufficialmente il casinò. Era il 1856. Ci sono voluti secoli di storia per plasmare l’Italia così come la conosciamo. A Monaco sono bastati 100 anni. Il casinò ebbe un successo così immediato e clamoroso da indurre il governo ad abolire completamente le tasse sul reddito dei propri cittadini nel 1869, nel 1929 ci fu il primo gran premio di Formula 1 e nel 1956 Grace Kelly sposò il principe Ranieri III di Monaco.

Ecco fatto.

Il Gran Premio di Monaco è probabilmente il più famoso e il più ammirato sia dal pubblico che dai piloti, se non altro perché la metà di essi risiede nel Principato. Non è sorprendente che la storia di Monaco sia così strettamente collegata al mondo dell’automobilismo. Per molti fra i milionari e miliardari di contanti, ma tecnicamente in bancarotta in quanto a gusto, le automobili sono quanto di più vicino alla cultura ci possa essere. Vantarsi di una Bugatti è semplicemente più semplice e veloce che vantarsi di un Rembrandt. “Ah sì, Picasso. Ne ho avuta una, accelerazione formidabile ma scarsa tenuta di strada”.

Le macchine diventano l’imitazione della civilizzazione in una terra dove nessuno fa niente, o sa niente. La breve storia dell’automobile diventa il Rinascimento che Monte Carlo non ha mai avuto.

Montecarlo è F1, è mare cristallino e 300 giorni annui di sole. Le strade sono pulite e immacolate, gli edifici nuovi e perfettamente curati. Montecarlo è un magnete per milionari, multi milionari e miliardari. Che siate piloti di F1, attori, artisti, politici, imprenditori i soldi qui sono sempre verdi, puliti o sporchi. E sono strani. Non reagiscono mai come si pensa. Come l’acqua. L’acqua ti scivola tra le dita e si insinua semplicemente attraverso il percorso che offre meno resistenza. E non è sempre bella. O pulita. O limpida. O fresca.

Monte Carlo è una pozzanghera di soldi. Un estuario di contanti. Come se l’intero flusso di denaro dell’emisfero occidentale e nord-est europeo avesse trovato il suo percorso naturale attraverso il Continente per sfociare qui, uno stagno di avarizia che poi va a finire nel Mediterraneo.

Qualunque cosa possiate pensare di Monaco, è un bel posto. Le chiacchiere rimangono nei bar dove il caffè costa 3 € (per essere onesti, Piazza della Repubblica a Firenze, Piazza del Duomo a Milano e Knightsbridge, Londra. Solo alcuni esempi tra i posti dove un caffè da seduti costa ben più di 3 €).

In particolare, Monte Carlo è un posto speciale per chi ama le auto. Qualunque ora, qualunque giorno dell’anno ci sono almeno due o tre tra Ferrari, Lamborghini e Porsche in Place de Casino. Pensate alle vostre auto preferite, l’auto dei vostri sogni. Lexus LFA, Dodge Viper, Pagani Huayra, Pagani Zonda, Shelby Cobra, Ferrari LaFerrari. Per quanto assurda o rara, statisticamente è qui che avrete più possibilità di vederne una. Io adoro Monte Carlo. E’ qui che ho guidato la mia auto dei sogni, Lexus LFA (trovate la prova su strada su questo stesso sito), è qui che ho assistito al mio primo Gran Premio di F1. Il GP di Monaco è il più iconico e leggendario, e il più significativo. Allo storico appuntamento si aggiunge il Top Marques, che si svolge ogni anno in Primavera.

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Il Top Marques è essenzialmente un salone-non-salone. E’ pornografia per gli occhi più che altro. Ogni anno, produttori di hypercar da mille cavalli, ma anche elicotteri, imbarcazioni e in generale mezzi motorizzati da poster prima che da strada e/o da acqua si riuniscono.

In teoria è destinato al pubblico, in pratica è (in larga parte) destinato ai compratori.

In determinata parte, è quasi triste essere circondato, in qualità di blogger/chiacchierone di auto povero quale sono, da qualcosa che la vita ha scelto di non destinarmi.

Un’intera torta è meglio di una fetta. Ma una fetta è meglio di niente. Un anno fa, in questo stesso periodo, ero qui per guidare una Lexus LFA e sbavare su una Zenvo ST-1.

Oggi sono di nuovo qui. Il prossimo sarò di nuovo qui. Montecarlo dista appena tre ore di auto da casa mia. E continueremo ad incontrarci. “Parallel but apart”.

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testo & foto A. Saetta Vinci

 

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