La rete fognaria di Parigi è la più famosa al mondo. Ci sarà il suo motivo.

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Con una pistola puntata alla testa o dietro promessa di pagamento tramite fornitura a vita di Menabrea sono poche le cose che rifiuterei di fare e poche le opinioni che tenterei di difendere. Probabilmente riuscirei persino a mangiare carciofi. Ma grazie al cielo non ho pistole puntate alla testa, né accordi commerciali per la pubblicità sul mio sito con la camera di commercio francese e posso quindi dichiarare, qui, ora e per scritto, che non c’è statistica che capisco e condivido meno di quella che mette Parigi, stabilmente e praticamente da sempre, ai primi posti tra le città più belle e visitate del mondo.

Sono da poco tornato da una breve visita, la seconda per me, nella “città degli innamorati” e posso solo confermare quello che avevo pensato la prima volta che c’ero stato. È una fogna.

Prima di tutto non capisco chi asserisce che sia immensa. Non lo è. Non per chiunque sia dotato di qualche soldo in tasca per la metro o di due gambe funzionanti. In un totale di cinquanta ore circa che ho passato nella capitale francese sono riuscito a visitare ogni attrazione turistica tra quelle principali e più note. Non male, considerando che ho camminato più di quanto abbia usato i mezzi e considerando che di quelle cinquanta ore almeno venti le ho passate nei locali a bere Guinness.

Parigi è indicibilmente decadente. Iniziamo con l’arrivo in aeroporto e con i venti minuti che ho passato fuori in attesa della persona che dovevo incontrare. Non sono mai atterrato né partito da Capodichino ma sono stato a Napoli. E in confronto a Parigi sembra St.Tropez. In venti minuti ben due francesi enormi, entrambi di colore ed entrambi di nome Damièn, mi hanno offerto un passaggio. Il che è preoccupante visto che non lo avevo assolutamente chiesto e stavo beatamente facendomi gli affari miei. Ma posso sorvolare su questi due individui e sulle loro narici enormi. Il famoso gomito del tennista…al naso.

Proseguiamo con l’autista NCC (noleggio con conducente) che si è offerto (leggere: ci ha prelevato di forza) per portarci in centro. Il suo nome era Damièn. Ci chiede dove dobbiamo andare e gli diciamo Notre Dame. Damièn, come la maggior parte dei parigini a quanto pare, non parla bene francese ma sembra aver capito e ci invita a salire a bordo della sua Jaguar X-Type che ha almeno dieci anni di vita e 400.000 km all’attivo.

E nessuna licenza ufficiale e valida, ovviamente. Ma non è un problema, sono Italiano e sono abituato a trovare nessuna licenza dove serve una licenza. Nessun permesso dove serve un permesso. E nessuna patente dove serve una patente. Quasi simpatizzo per Damièn. Lo percepisco come uno di noi. Uno della “cumpa”. Il problema di Damièn è che, come quasi tutti gli autisti, non sa guidare. Quello che a Damièn piace fare è provare tutte le velocità disponibili. Per il primo tratto autostradale decide di provare ad andare a 100. 100 non fa al caso suo, quindi prova 95, poi 134, poi 12, poi 58. Poi decide di testare i freni. Funzionano. Questo lo so perché per tre volte di fila in cento metri, con l’auto davanti a cento metri abbondanti di distanza e l’auto dietro a cinque centimetri dal paraurti della sua Jaguar, Damièn inchioda. E io sbatto la testa contro il poggiatesta anteriore. E poi mi rompo il collo rimbalzando indietro. Perché Damièn ha tolto i poggiatesta posteriori.

Poi arriviamo in centro. E qui le cose si fanno serie. Prima di questa visita a Parigi parlavo zero francese. Adesso parlo ugualmente zero francese ma ho imparato tutte le bestemmie. A Damièn piace bestemmiare. E l’unica cosa che gli piace fare più di bestemmiare è suonare il clacson. L’auto davanti si ferma col rosso. Lui suona il clacson. L’auto davanti parcheggia senza mettere la freccia. Lui suona il clacson. L’auto davanti parcheggia mettendo la freccia. Lui suona il clacson. “Merd”. Dice Damièn. È la sua parola preferita.

Dopo novanta minuti (avrebbero dovuto essere quarantacinque) e aver ignorato le mie numerose richieste “lasciaci qui che va bene uguale, possiamo camminare”. Damièn parcheggia, quasi letteralmente, dentro Notre Dame e ci invita a scendere. Lo salutiamo e lui dice “Merd”. Notre Dame è una tra le infinite cattedrali presenti in qualunque città europea. Solo un po’ più piccola. Dalle foto sembra immensa ma dal vivo ci si accorge che è grande la metà del duomo di Milano. E cento volte più brutta. Bollata immediatamente Notre Dame come ennesima attrazione turistica sopravvalutata, e la Francia ne è stracolma, è ora di pranzo, o cena, dipende dai punti di vista.

A Parigi, capitale di quella che tutti considerano come nazione dalla cucina eccellente, non dovrebbero esserci problemi di sorta. Girovagando per le strade che circondano la cattedrale l’offerta di cibi disponibili è ampia e variegata. Si possono avere delle ottime Croque Monsieur, Croque Monsieur di stagione e per i palati più fini, Croque Monsieur. I prezzi sono abbordabili, alcune Croque Monsieur sono convenientemente offerte alla modica cifra di 126 euro. Di fronte a una scelta, se sono nel dubbio, ho una regola generale che applico a tutto, dalla birra agli hotel. Scegli la seconda opzione più economica. Così faccio e dopo venti minuti ecco la mia Croque Monsieur fumante. La temperatura è mite, -10 gradi, quindi optiamo per un posto all’aperto che ci offre, se ce n’era ancora bisogno, un’altra spettacolare dimostrazione dell’incapacità di guida dei parigini. Un tipo con una vecchia Renault scassata decide di parcheggiare in parallelo tra una MINI e una Volvo C30. Anche Stevie Wonder si sarebbe accorto che non c’entra neppure uno scooter tra le due auto ma il francese decide di provarci ugualmente. E decide di trasformare la MINI in Smart e la C30 in MINI. Le ho contate. Quattro botte, molto forti tra l’altro, al paraurti della MINI davanti e tre al paraurti della C30 dietro.

Avendo stabilito che i parigini non sanno guidare, cucinare, prezzare i cibi dissimulando anche vagamente il sovraprezzo che, se in misura ridotta, è accettabile nelle grandi città, parcheggiare e comportarsi normalmente e civilmente con gli altri essere umani non parigini, ho scoperto che a Parigi ci sono due cose che non puoi essere. Uno. Fan della Guinness. Due. Eterosessuale.

Sembra impossibile camminare per più di cento metri senza che un parigino, probabilmente di nome Damièn, ti guardi con occhi dolci o faccia ammicchi insistenti ignorando completamente la ragazza che cammina accanto a te. A un certo punto ho seriamente considerato l’omicidio.

E la Guinness. Un mio amico irlandese non beve mai Guinness fuori dall’Irlanda perché sostiene che il sapore sia pessimo. Personalmente bevo Guinness ovunque mi trovi e l’ho sempre valutata più o meno uguale e più o meno buona ovunque nel mondo. Ma a Parigi? Per la prima volta da quando avevo quattordici anni ho considerato l’ipotesi di bere Caipiroska alla fragola invece che Guinness.

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Ma non è il clima freddo o lo stile di guida dei parigini o la spazzatura un po’ ovunque in strada o le attrazioni turistiche una più insipida della precedente o il cibo o la guinness scadente o il fatto che sia una delle destinazioni Ryanair/Easyjet più care o la metro che sta a quella di Londra come il Tavernello sta allo Chateau d’Yquem o i prezzi degli alloggi tra i più alti d’Europa o i Damièn ad avermi impressionato (negativamente) di più.

Sono i clochard. In giro per le grandi città vedi senzatetto ovunque ma da nessuna parte, neppure nelle zone più squallide della periferia di Roma o in Romania o nella Polonia rurale, ho mai visto clochard con le tende montate sopra gli sfiati del sottoterra che provengono dalle grate sui marciapiedi. Che sia un’ottima idea per riscaldarsi non ho dubbi, ma lo è anche per accorciarsi la vita di un mese ogni minuto passato a respirare quell’aria stantia, chimica e marcia dentro una tenda sdraiati per terra. Come può la città più visitata e desiderata del mondo, capitale di una delle nazioni più prominenti del continente più importante del pianeta permettere questo?

Per la prossima estate sono seriamente affascinato dall’idea di un road trip da Firenze alla Serbia visitando anche il Kosovo e tutti quanti mi prendono per pazzo. E’ pericoloso. Dicono loro.

Sono sopravvissuto a Parigi. Rispondo io.

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2 thoughts on “La rete fognaria di Parigi è la più famosa al mondo. Ci sarà il suo motivo.

  1. Se fai abbindolare per salire su un taxi sei solo un pirla! Per non parlare dell’ammico dei parigini alle fidanzate! Illegale! I parigini sono quasi tutti altezzosi con la puzza sotto il naso e soprattutto si fanno gli affari loro figurati se badano a fare ammicchi in giro! Allucinante!

    1. Amico con una m sola. E tra “se” e “fai” manca un “ti”. Il pezzo e’ romanzato ed esagerato. Non va preso troppo sul serio. E il tizio non era un tassista. Ci ha preso 40 euro (prezzo fisso annunciato subito e senza tassametro) quando I tassisti ne volevano 60-70. Comunque grazie del commento!

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