911

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Credo che sia arrivato il momento giusto per ammettere che uno dei motivi principali per cui ho iniziato a scrivere di auto è perché l’ho vista da subito come un’ottima opportunità, o scusa se preferite, per guidare auto che normalmente non avrei potuto guidare. Credetemi, adoro la parte complementare, tutto ciò che circonda questo mondo che per alcuni è davvero fatto d’oro e pneumatici.

Adoro bere Prosecco a Firenze a spese della Mercedes, fare aperitivi a Milano a spese della Tesla e avere biglietti di treno rimborsati dalla Lexus ma non è questo il punto.

Durante una presentazione Lexus (appunto) tenutasi a Milano un paio di anni fa un mio amico giornalista automobilistico (intendo di professione, non ca**ro come me) mi ha raccontato di come durante un evento Lamborghini in pista qualche anno prima, lui sia stato praticamente l’unico ad averne guidata una. A quanto sembra l’evento era gremito di atavici reporter di riviste storiche che non si preoccupavano neppure di alzarsi dalla poltrona, si limitavano a studiare la cartella stampa bevendo vino e nient’altro.

Immaginate la scena, una dozzina di Lamborghini a vostra disposizione, assicurate e col pieno, pronte per essere guidate da VOI, e voi vi mettete seduti a leggere la cartella stampa che vi indica di quanti grammi di Co2 siano migliorate le emissioni rispetto al modello di due anni prima.

E’ come trovare Bérénice Marlohe nel vostro letto, nuda, e soffermarvi al computer a leggerne la biografia su Wikipedia.

Io non sono così. Non sono sicuro che la vita di una persona appassionata di motori sia completa finché non ha provato il piacere fisico di scalare dalla 3° alla 2° su una Ferrari dotata di un V8. Ecco perché ho ben chiaro in testa che i pilastri del mondo moderno dell’auto sportiva prima o poi devo guidarli tutti.

Non avevo mai guidato la 911.

La storia inizia con una mail ricevuta a Giugno che mi invitava a testare la nuova Cayenne Diesel.

Non che questo mi riempisse di entusiasmo, a dire il vero. Non mi piacciono i SUV in generale, la volgare Cayenne meno che mai, ma era pur sempre una Porsche e non ne avevo ancora guidata una. Conclusa la prova della Cayenne vedo che c’è una 911 con targa prova nel piazzale e azzardo “posso guidarla?”

Mi aspetto uova in faccia, mi aspetto insulti e sputi. Quello che ricevo un fermo e deciso: “certo”.

Meno di 5 minuti dopo mi ritrovo nel traffico dell’Osmannoro a Firenze alla guida di una 911 Carrera bianca.

La 911 è una mosca bianca nel patinato mondo delle supercar. Molti non la definiscono neppure una supercar.

Beh, con prezzi a partire da 92.000 euro e potenze da 345 cavalli se non è una supercar sicuramente non è nemmeno un’utilitaria.

Leggendo prove su strada della Porsche 911 ci viene ripetuto fino alla noia che questa è l’unica supercar che si può usare tutti i giorni per andare a lavoro. Io non credo, se uno ha la necessità lavorativa di attraversare il passo del San Bernardino ogni giorno allora sì, ma spostarsi da Binasco a Milano Centro durante l’ora di punta? Io non credo proprio.

E’ l’espressione perfetta della supercar, che è però l’espressione meno valida dell’automobile.

L’auto è stata creata per portare da A a B le masse, questo è il suo unico scopo. La passione per l’automobilismo, le corse, le auto costose, tutte queste cose ce le abbiamo messe noi. Ma se il mercato dell’auto è così importante a livello mondiale, se le corse di automobili, in qualunque forma, sono tra gli sport più seguiti al mondo (le cifre generate dalla sola competizione di Nascar in USA sono impressionanti) un motivo deve esserci.

La 911 è un po’ il seme di tutto questo. La Miura è considerata da molti la prima vera supercar, l’F40 la migliore di sempre e auto fuori di testa come Aventador o Gallardo sono l’essenza irrazionale moderna delle supercar, ma la 911 col suo 6 cilindri in linea è la spiegazione razionale di questo pianeta a sè.

Se si porta qualcuno estraneo al mondo dell’auto su una SLS questa persona rimarrà impressionata dal cofano, divertita dalla velocità e affascinata dal suono del motore. E poi tutto finisce lì.

Se invece questa stessa persona la si porta su una Porsche sarà piacevolmente sorpresa dalle stesse cose. E poi ne vorrà ancora.

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