Cari lettori, permettetemi di cominciare con un sospiro di pura gioia meccanica.
Immaginatevi Bruce McLaren – neozelandese, geniale e un po’ matto – negli anni Sessanta.
Come altri piloti dell’epoca, McLaren sognava di vincere in pista aiutandosi con vetture stradali.
McLaren aveva in mente una vettura stradale derivata dalla sua M6A da competizione: un’idea anomala, soprattutto perché l’idea era di costruirne una sola unità, ma mai realizzata perché McLaren morì nel 1970.
55 anni dopo, ci ha pensato MSO – McLaren Special Operations – a completare il sogno di McLaren.

Svelata a Goodwood, non si tratta di una semplice replica moderna, piena di elettronica e compromessi.
Gli ingegneri di MSO hanno infatti scavato negli archivi come archeologi ossessionati, recuperando stampi originali della carrozzeria, disegni tecnici d’epoca e persino un telaio M6A autentico degli anni Sessanta.
Il risultato è una fedeltà storica quasi commovente.
Sotto il cofano pulsa un V8 small-block di 5.7 litri con testate ‘camel hump’, quelle classiche degli anni d’oro, abbinato a un cambio manuale vero, di quelli che richiedono impegno e ricompensano con sensazioni pure.
Niente assistenti elettronici che vi trattano da incapaci: qui si guida come si faceva allora, con le mani, i piedi e un po’ di coraggio.

Esteticamente, M6GT è un capolavoro di ‘inglesità’.
La carrozzeria sfoggia una vernice ‘Colnbrook White’, un crema omaggio al primo laboratorio McLaren, mentre gli interni verdi vibranti ricordano la livrea della M2B di Formula 1 del 1966.
Hanno persino scannerizzato digitalmente il parabrezza curvo originale e recuperato cuscinetti imperiali per le sospensioni.
Questa ricostruzione non è solo un esercizio di nostalgia.
Rappresenta il lancio di una nuova collezione heritage all’interno di MSO e celebra il fondatore in modo profondo.
Purtroppo, essendo una one-off, difficilmente verrà messa in vendita.

