Il mondo dei videogiochi si appresta a vivere uno dei capitoli più radicali della sua storia recente.
Sony ha infatti confermato che, a partire da gennaio 2028, cesserà la produzione di dischi fisici per tutte le nuove uscite su console PlayStation.
La decisione segna il tramonto di un’epoca iniziata oltre trent’anni fa con la prima, storica PlayStation e i suoi CD-ROM neri.
Da allora, cartucce, DVD e Blu-ray, per poi passare al digitale ibrido e, a breve, al digitale assoluto.
La decisione, ahinoi, è supportata dai dati: quasi l’80 percento delle vendite totali è già saldamente ancorata al download digitale.
I titoli distribuiti prima del 2028 continueranno a circolare su supporto ottico, ma per le novità future le uniche opzioni saranno il PlayStation Store o i negozi tradizionali, i quali non venderanno più dischi, bensì confezioni contenenti un codice da riscattare.

La decisione è prima di tutto di natura economica.
Dire addio ai supporti fisici significa azzerare i costi di stampa, confezionamento e logistica, e ovviamente è stata addotta la scusa dell’impatto ambientale.
Il problema secondario è che così si infligge un colpo letale al mercato dell’usato, ma il problema principale riguarda la proprietà.
Sony, in qualunque momento, ha la facoltà di cancellare i titoli dai propri server.
E questo vale per ogni azienda equivalente, ed è già successo, tra l’altro.
Non molto tempo fa, Ubisoft ha definitivamente spento i server del suo celebre gioco di corse The Crew.
Non si è limitata a rendere il titolo injocabile online, ma ha rimosso fisicamente le licenze dagli account Ubisoft Connect dei giocatori, cancellando di fatto il gioco dalle librerie di chi lo aveva regolarmente pagato.

La stessa Sony si è trovata al centro di furiose polemiche per aver rimosso centinaia di film e serie TV (tra cui i cataloghi di Discovery e StudioCanal, inclusi franchise come John Wick e Terminator) dalle librerie video degli utenti PlayStation che li avevano regolarmente acquistati, a causa della scadenza dei diritti di licenza commerciali e senza offrire alcun rimborso.
Tra l’altro emergerà anche un serio problema di preservazione storica: senza un supporto tangibile, la sopravvivenza a lungo termine di un titolo dipenderà esclusivamente dalla volontà delle aziende di mantenere accesi i propri server.
Ma è il futuro, e ce lo siamo cercati.
L’unica possibilità, totalmente irrealistica, di ‘salvare’ il disco fisico è convincere milioni di utenti a cessare definitivamente l’acquisto di qualunque titolo digitale a partire da oggi stesso.
Non succederà mai, ovviamente, e quindi qualche timida protesta online non servirà a molto.
