L’annuncio di Sir Lewis Hamilton come nuovo pilota Ferrari aveva entusiasmato molti, ma aveva anche provocato il commento provocatorio, perdonate il gioco di parole, di Jeremy Clarkson.
Clarkson, che conosce Hamilton personalmente da un paio di decenni, aveva criticato l’approdo di Hamilton in Ferrari, bollandolo come una sorta di ‘operazione simpatia’ votata al marketing, non ai risultati.
Al termine della prima sua stagione in Ferrari, complice un’auto non del tutto competitiva, Hamilton ha concluso con 156 punti, appena sei più dell’allora debuttante Antonelli e una 90ina in meno del compagnio Leclerc.
Soprattutto, Leclerc ha concluso la stagione con cinque podi (tutti terzi posti), mentre Hamilton non è mai riuscito ad andare oltre il quarto posto.

La stagione in corso ha portato miglioramenti, complice – ancora una volta – l’auto.
Dopo quattro gare, Hamilton ha otto punti meno di Leclerc, quindi un gap accettabile, e ha ha concluso a podio una volta, in Cina.
Quindi, un passo in avanti c’è stato, ma la domanda di Clarkson rimane pertinente: Hamilton in Ferrari è un’operazione sportiva o di marketing?
La risposta è: probabilmente un po’ entrambe le cose.
In Formula 1, lo sanno tutti, la macchina conta parecchio.
Certo, il pilota fa la differenza, basta vedere i risultati di Verstappen a contrasto con quelli dei numerosissimi compagni di team che ha avuto in questi anni, ma non quanto l’auto.
Senza auto che va, il pilota mettere una pezza qui e là, ma non può vincere le gare e certamente non può vincere un titolo.

Lewis Hamilton ha 41 anni e non ha più nulla da dimostrare avendo diversi record assoluti nel suo curriculum, partendo da quelli di GP vinti e quello di titoli vinti – questo in condivisione con Schumacher.
L’approdo in Ferrari rappresenta l’unione del marchio più vincente e riconoscibile in F1 – Ferrari – con il pilota più vincente e più riconoscibile – almeno in questa era.
Quindi la critica di Clarkson, che aveva fra l’altro ‘rinfacciato’ a Hamilton di aver preso casa a Milano e non a Maranello, ci pare valida a metà.

Riuscirà Hamilton a vincere un GP al volante di una Ferrari?
Prima o poi, probabilmente, sì.
Un titolo? Probabilmente no.
Nel frattempo, com’è giusto che sia, il pilota diventa il volto di ‘eccellenze’ – parola abusata ma adeguata – italiane.
Tipo, appunto, San Pellegrino.
