Domanda da sei milioni di dollari, che come (quasi) ogni artista Savina Ražnatović non possiede, è possibile vivere d’arte?
Monetizzare la creatività – in qualunque forma, che sia arte, scrittura, musica – è difficilissimo.
Abbiamo chiesto a Savina Ražnatović, artista e curatrice originaria del Montenegro ma da tempo residente a Firenze, di spiegarci un po’ il suo punto di vista.
Inclusa la risposta alla domanda da sette milioni di dollari: c’è un Piano B?

Sapresti scegliere una definizione in due o tre parole per l’arte, sia la tua che in generale?
“Sono fermamente convinta che l’arte sia una forma di messaggio divino. A volte benevolo, altre volte ti scombussola,” ha esordito Savina.
“È qualcosa che si trasmette dalla mondo delle idee a quello materiale.”
“Per me, solo questo elemento di ‘trasmissione’ è davvero arte.”

C’è stato un momento specifico in cui hai capito che volevi fare questo per vivere?
“Non ho mai pensato che questo fosse qualcosa da fare ‘per vivere’. Lo facevo e basta,” ha spiegato Savina.
“Ho iniziato da bambina, e non ho mai smesso. I miei genitori si sono accorti di avere un’artista in casa quando ho creato una sorta di installazione. Rimasero sorpresi di come una bambina fosse in grado di creare qualcosa che comunque portava un certo messaggio.”
“Ma se parliamo di fare questo ‘per vivere’, la situazione è più complessa.”
Secondo Savina, c’è ancora un certo ‘stigma’ riguardo all’arte come lavoro.
“Mi piacerebbe vivere d’arte, ma c’è ancora un conflitto significativo quando si tratta di pagare gli artisti per il loro lavoro. Non tutti riconoscono la pratica artistica come ‘lavoro’. Quindi l’idea di far questo ‘per vivere’ rimane un aspetto problematico – e soprattutto non risolto – della vita da artista.”

Quali sono le cose in cui ti senti forte, e quelle che vorresti saper fare meglio?
“Non mi sento particolarmente dotata di talento. Penso però di avere idee piuttosto forti. E se riesco a incanalare queste idee in maniera da farle emergere, allora sento di aver fatto qualcosa d’importante, e questo certamente regala soddisfazioni,” ha detto Savina.
“Penso di essere abbastanza brava a cogliere ispirazione e tradurla in forme artistiche. Questo penso di saperlo far bene. Anche se a volte vorrei che il mio lavoro fosse più maturo artisticamente.”
“Anche se sono fiduciosa che la maturità sia una questione di tempo e pratica,” ha concluso Savina.

Come sei arrivata a scegliere Firenze?
“Firenze è un qualcosa che è semplicemente accaduto,” ha chiosato Savina.
“Sono arrivata, e poi ci sono rimasta, ma non faceva parte di un piano particolarmente rigido. Generalmente, mi lascio guidare dal mio cuore, e da una guida che chiamerei ‘divina’. Suppongo che miei sogni e desideri mi abbiano guidato fin qui per una ragione.”
“Ma non è stata una scelta conscia del tipo, ‘me ne vado a Firenze’. È semplicemente capitato,” ha spiegato Savina.

Qual è la parte migliore del Montenegro, il tuo paese natale, e qual è la peggiore?
Come tante altre persone che vivono lontane dal proprio paese natale, la domanda non è proprio di facile risposta.
“È difficile rispondere perché amo il mio paese, e cerco di rappresentarlo in maniera onesta e rispettosa con il mio lavoro, anche se spesso mi sono sentita rifiutata dal paese,” ha sottolineato Savina.
“L’aspetto più bello del Montenegro è certamente nei ricordi, e nella nostalgia formata dalla storie che ho sentito riguardo a com’era prima. Quel senso di ricordo ereditato è forse la parte più preziosa. La parte più difficile è forse dover accettare che diversi di questi aspetti non esistono più. O comunque stanno scomparendo.”

C’è qualcosa nella percezione che le persone hanno dell’arte che t’infastidisce?
“Più che darmi fastidio, semplicemente non sono d’accordo con quello che molti tendono a definire come arte. Nella stessa maniera, sono in disaccordo con le più comuni definizioni d’amore,” ha spiegato Savina.
“Qualcuno potrebbe essere convinto davvero che quel che sta sperimentando è amore, mentre io magari potrei osservarlo in un’altra maniera. Ma questa differenza non mi infastidisce.”
“Gli artisti sono sempre esposti a critiche e critici, e col tempo ho imparato ad ascoltare le critiche in maniera selettiva. Per questa ragione, ormai non mi infastidiscono più,” ha chiosato Savina.

Qual è il Piano B al di fuori dell’arte?
Alla risposta da sette milioni di dollari, Savina ha risposto senza esitazione.
“Non ho un Piano B. Per me, è arte o morte [sic.]. C’è solo un Piano A,” ha detto Savina, con una certa convinzione per altro.
“O questo o niente.”
