Zafira Hydrogen3 – quando Opel era avanti di 25 anni sull’idrogeno

Le auto elettriche – a batteria e a idrogeno – sembrano soluzioni moderne, ma in realtà furono inventate decenni fa.

Ciò che è davvero nuovo è la nostra capacità – e soprattutto quella dei costruttori – di trasformarle in opzioni pratiche per la mobilità contemporanea.

Già nel 2001, al Salone dell’Automobile di Francoforte, Opel presentò la Hydrogen3, un veicolo a celle a combustibile basato sulla Zafira e successore della HydroGen1.

Con un peso di soli 1.600 kg – davvero pochi per un veicolo di questa stazza, soprattutto con l’aggiunta delle pesanti celle a idrogeno – la Hydrogen3 montava un modulo elettrico da appena 92 kg.

Secondo Opel, garantiva un’autonomia di circa 400 km con un pieno.



Il serbatoio, in acciaio inossidabile a doppia parete, conteneva 68 litri (4,6 kg) di idrogeno liquido a -253 gradi centigradi, isolato dal punto di vista termico con intercapedini e fogli di alluminio.

Una soluzione tecnologica, ma anche piuttosto artigianale.

Pesava 90 kg complessivi (inclusi valvole e supporti) ed era posizionato davanti all’assale posteriore, sotto i sedili rialzati di 25 mm.

Il bocchettone era compatibile con le stazioni di rifornimento, come quella dell’aeroporto di Monaco di Baviera.



Sotto il cofano, il blocco delle pile a combustibile – 200 celle in serie – era più compatto – 472 × 251 × 496 mm – e potente rispetto al predecessore, con una densità di 1,60 kW/litro (da 1,10 kW/litro).

L’auto generava circa 129 kW di potenza (al picco), che si traducevano in una potenza diciamo ‘da catalogo’ da 82 cavalli e 215 Nm di coppia.

Ci mette comunque ben 16 secondi per arrivare da 0 a 100, e la velocità era di 160 km/h.

L’idea non era male, ma purtroppo – o per fortuna, vedete voi – non andò da nessuna parte.


Lascia un commento