Oliver Blume quasi certamente a fine ciclo: Porsche non vuole più il doppio ruolo e cerca un nuovo CEO


La corsa di Oliver Blume come doppio CEO – sia di VW Group che di Porsche – potrebbe presto interrompersi.

A quanto si dice, Porsche non sarebbe più disposta ad accettare il doppio ruolo di Blume, anche a fronte di risultati sotto le aspettative, e starebbe cercando un successore.

La posizione di Blume è se non altro curiosa.

Amministratore delegato di Porsche dal 2015, Blume ha anche assunto lo stesso ruolo per tutto il gruppo Volkswagen a partire dal 2022.


Un doppio ruolo che, come evidente in parte anche dai risultati, non è facilissimo da gestire.

Il gruppo VW, dopo anni di dominio totale, è in declino da anni.

Paradossalmente, il declino di VW è iniziato con il Dieselgate, sia in maniera diretta (per ovvie ragioni) che in maniera indiretta, perché il Dieselgate ha contribuito a dare una brusca accelerata alla transizione elettrica che VW, come tantissimi (potremmo dire quasi tutti) altri marchi storici sta gestendo con fatica.



Il vero problema per Blume

Il vero problema per Porsche, e di conseguenza per Blume, ha un nome e cognome e si chiama Porsche Taycan.

Potremmo dirne un altro: Porsche Macan.

Taycan era partita benissimo, apprezzatissima dalla critica e dal pubblico, con vendite sopra le aspettative.

Solo che dopo quattro o cinque anni la svalutazione è diventata un problema, e adesso le vendite sono crollate.



Discorso diverso per Macan EV.

La nuova elettrica di Porsche va abbastanza bene, ma il pubblico ha fatto capire di voler comunque continuare a comprare anche auto a benzina, il che ha portato Porsche ha fatto un mezzo passo indietro e promettere un nuovo SUV equivalente a Macan, solo a benzina, in arrivo a breve.

Per una casa auto – e qualunque azienda in generale – fare un giro di 180 gradi e tornare sui propri passi non è mai un buon segno.


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