
Carlos Tavares è di nuovo al centro delle polemiche, che sembrano non avere mai fine.
L’AD di Stellantis, che verrà in ogni caso rimpiazzato nel 2026, si ‘guadagna’ le prime pagine dei nostri quotidiani (e non solo i nostri) con cadenza quasi settimanale.
Anche senza conoscere le dinamiche interne nel dietro le quanti, è chiaro come il rapporto tra Tavares da una parte e clienti/concessionarie/marchi dall’altro sia logoro.

Da una parte, Tavares accusa i brand che compongono Stellantis, lamenta i costi di produzione in Italia, troppo alti, a cui fanno seguito velate minacce di licenziamenti e delocalizzazioni se il governo non prenderà provvedimenti per supportare l’azienda.
Dall’altra, i marchi che compongono Stellantis continuano a ripetere, sia a Tavares che all’UE, che la strategia del gruppo sulle auto elettriche sta danneggiando le vendite.
Sembra di essere tornati negli della famiglia Agnelli e di Marchionne alla Fiat, quando lo stato italiano ha investito miliardi per salvare azienda e posti di lavoro.
Non pago degli ultimi exploit, ora il target si sposta sul reparto marketing di Maserati, additato come colpevole del calo del cinquanta percento nelle vendite del marchio del gruppo Stellantis.

“Maserati non è solo un brand di auto sportive, ma anche di gran turismo, di ‘dolce vita’ e tecnologia” queste le dichiarazioni dell’AD, che accusa il reparto marketing di non saper vendere lo stile Maserati, perché, sia chiaro, il prodotto non è assolutamente il problema.
La patata bollente è stata scaricata a Santo Ficili, che si occuperà anche di Alfa Romeo, a lui toccherà il compito gravoso di cambiare Maserati, specialmente in vista delle valutazioni sull’andamento dei 14 marchi Stellantis previste per il 2026 che potrebbero decidere la sorte dei brand meno proficui.
Buona fortuna.
Ma dovessimo scommettere punteremmo un euro sul fatto che, fra due anni, Maserati sarà esattamente nelle stesse condizioni di oggi se non peggio.
A nostro avviso, Maserati è un marchio che in questo momento non è né carne né pesce.
Produce auto che in teoria dovrebbero e potrebbero competere con BMW o Audi, ma con prezzi che somigliano più a Lamborghini e Ferrari.
Il risultato che sia i clienti Audi che quelli Ferrari snobbano Maserati.
A questo si aggiunge, come sempre, la mancanza di strategia chiara sull’elettrico.
A molti non piace, e ne capiamo le motivazioni, la strategia di Lotus di diventare 100 percento elettrico.
Ma è se non altro una strategia, una decisione e una via chiara, che Maserati non ha.
Uno dei tanti motivi per cui tutti i brand di Stellantis, con pochissime eccezioni, faticano, riguarda proprio l’andamento troppo esitante sull’elettrico.
Ma quando si cerca di non scontentare nessuno il risultato è sempre lo stesso: si scontentano tutti.
E affermare che sia colpa del marketing è, scusateci, ridicolo.

James Lipman/Maserati
Maserati ha assoldato David Beckham come brand ambassador. Non c’è nessuno più marketing-friendly di Beckham, e se le auto non si vendono lo stesso non può essere colpa del marketing.
La verità è che Maserati, MC20 a parte, ha una gamma obsoleta e con prezzi troppo alti, che non ha una collocazione di mercato, e infatti nessuno le compra.
Maserati, così come ha fatto Alfa Romeo per anni, sembra più intenta a ‘piacere’ che a vendere.
O peggio ancora, sembra non aver capito che ‘piacere’ non è mai automaticamente garanzia di successo commerciale.

2 risposte a "Tavares scaricabarile su Maserati, “se non funziona la colpa è del marketing”"