
Trent’anni fa, sul circuito di Imola ci lasciava uno dei più grandi piloti di sempre Ayrton Senna.
Alcuni di noi c’erano, lo hanno visto in diretta il tragico incidente alla curva Tamburello. Molti altri lo hanno visto al telegiornale quello schianto fatale contro il muro proprio dopo la curva, dove la Williams-Renault del brasiliano si va a schiantare a più di 200 chilometri orari, totalmente fuori controllo.
Il piantone dello sterzo, modificato prima della gara su richiesta del pilota, per aumentare la visibilità del quadro strumenti, cede, le saldature non reggono e l’aito diventa ingovernabile, nonostante i tentativi di frenata l’impatto è inevitabile, tremendo, l’auto si schianta e rimbalza, il puntone della sospensione destra spezza e trafigge il casco di Ayrton provocando una lesione che gli sarà fatale. Sono le 14 e 17 minuti del Primo Maggio 1994.
IL campione, privo di sensi, viene immediatamente portato all’ospedale Maggiore di Bologna, ma non c’è niente da fare, alle 18 e quaranta dello stesso giorno, Ayrton Senna si spegne a soli 34 anni.
Tre titoli mondiali, 41 Gran Premi vinti su 162 gareggiati, per un totale di 80 podi, una carriera relativamente breve ma intensa, finita tragicamente. Sono passati 30 anni da quel giorno infausto e appassionati di Motorsport o no quasi tutti si ricordano del tragico incidente e dell’attesa speranzosa di notizie sulla lotta tra la vita e la morte del campione.
Ci sarebbe tanto da dire su Senna, un pilota di talento, dal carattere forte, fervente credente cattolico, generoso, tanto da devolvere ingenti somme in beneficienza e fortemente competitivo, anche tra compagni di squadra, come risulta dall’eccessiva rivalità tra lui e Alain Prost in McLaren. Un personaggio controverso sotto tanti aspetti, che si ama o si detesta, ma non è questo il giorno per parlarne.
Nel Frattempo Netflix sta per rilasciare una serie di sei episodi sul campione Brasiliano.
