
La stagione di Formula 1, al via questo fine settimana in Bahrain, sarà interessante e complessa per almeno due piloti e due team.
Da una parte Lewis Hamilton e Carlos Sainz, entrambi al comando di una monoposto che guideranno per l’ultima stagione, da separati in casa.
Dall’altra Ferrari e Mercedes, che dovranno gestire gerarchie e battaglie, tra ego e tempi sul giro, tra Leclerc e Sainz, Hamilton e Russell.
La notizia del passaggio di Hamilton in Ferrari è forse la più scioccante in Formula 1, in termini di mercato piloti, degli ultimi 30 anni.

Per Hamilton, primatista di pole, GP e mondiali (quest’ultimo record condiviso con Schumacher), si tratta del coronamento di una carriera lunghissima, che lo ha visto trasformarsi in un personaggio mediatico e politico a tutto tondo.
Ed è proprio quest’ultimo fattore che ha portato il pilota di Stevenage a criticare la Ferrari.
Ci ha messo veramente pochissimo a far scoppiare la prima polemica da ‘dipendente’ della Scuderia del Cavallino.
Hamilton negli ultimi ha portato avanti una battaglia estremamente politicizzata per ‘inclusione’ e ‘diversità’ in Formula 1.
Questa sua tendenza, che alcuni definirebbero ‘woke’, gli ha portato diverse critiche da chi di politicamente corretto non ne vuol proprio più sentir parlare.

“C’è ancora molto da fare. Ed è già nel mio programma [aumentare la diversità in Ferrari],” ha detto Hamilton.
“Ferrari è molto indietro in questo.”
Scorrendo tra i commenti delle testate e i social che hanno ripreso queste sue dichiarazioni, si trovano molti commenti critici e sarcastici riguardo a quest’ossessione del pilota britannico per il politicamente corretto.
Come fa notare un utente Instagram nei commenti: “e se provassimo semplicemente ad assumere chi è bravo in quel ruolo? Così per dire”.
