James May, Richard Hammond e Jeremy Clarkson preannunciano La fine del Grand Tour

Come quando sei a una festa e ti diverti e sai che prima o poi arriverà il proprietario di casa e dirà che tutti se ne devono andare.


In un’intervista su YouTube, James May aveva preannunciato, più o meno a chiare lettere, che la fine del Grand Tour era vicina.


“Non siamo più giovani, e abbiamo altri progetti,” aveva detto James May. “Abbiamo due special in arrivo, e forse ne gireremo un altro l’anno prossimo. Quel che succederà dopo non lo sappiamo”.



Dopo il licenziamento di Clarkson da parte della BBC, che all’epoca venne raccontato come mancato rinnovo di contratto, James May, Richard Hammond e Jeremy Clarkson stesso si accasarono su Amazon The Grand Tour su Prime.


Le prime stagioni seguirono un format vagamente simile a quello di Top Gear, con alcuni cambiamenti e modifiche dovute a questioni di diritti e contrattuali con la BBC.


Alla fine della terza stagione Clarkson annunciò la svolta. Niente più puntate con prove in pista e challenge, ma solamente lunghi speciali in stile docufilm.



L’ultimo fra questi, Eurocrash, è stato girato tra Polonia, Slovenia, Slovacchia e Ungheria, ed è stato reso disponibile nel Giugno di quest’anno.


Sappiamo pochissimo dei prossimi speciali in arrivo.


Ne sono previsti almeno altri due, uno in Mauritania e Senegal e l’altro in Zimbabwe, e poi, a quanto sembra, sarà la fine del Grand Tour.



Sapevamo tutti che prima o poi sarebbe successo, e le ragioni sono molteplici.


Tra Top Gear e Grand Tour, si fatica a trovare un paese che il trio non abbia visitato e questioni geopolitiche sempre più pressanti hanno ridotto di parecchio il numero di paesi visitabili.


Clarkson, May e Hammond stessi hanno ironizzato a riguardo nell’ultimo special citando, tra gli altri, Ucraina e Siria.



Questi special sono inoltre molto dispendiosi dal punto di vista economico, logistico e, parliamoci chiaro, fisico.


Sia Clarkson che May hanno superato i 60, mentre Hammond ne ha 53.


Alla fina dei conti, però, la vera ragione, come sempre, ha a che fare con i numeri.


Per una serie di motivo, il Grand Tour non attrae spettatori come prima, e tutti e tre hanno in ballo altri progetti che vanno altrettanto bene, o nel caso di Clarkson’s Farm, addirittura meglio del Grand Tour.


Questa, se vogliamo, è la buona notizia. Tra Drivetribe (Richard Hammond), Our Man In (James May) e Clarkson’s Farm, se non altro potremmo gustarci i loro programmi ancora a lungo.


Solamente non insieme.


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