Rubrica opinioni

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Adrian Newey può darmi tutte le spiegazioni che vuole. La mia auto non si guiderà mai da sola.

Se le auto si fossero evolute come si sono evoluti i telefoni cellulari oggi avremmo Bentley che
costano 57 centesimi, fanno i 500 km/h in prima e con un pieno arrivano su Saturno.

Non mi piace la tecnologia. Non mi interessa avere uno smartphone capace di dirmi che tempo fa in
Cambogia, come vanno le mie azioni Nokia e cosa sta facendo in questo momento Miley Cyrus se poi non
riesco a effettuare una chiamata perché non c’è segnale. Ho bisogno di un computer portatile per
scrivere, per salvare i miei file e occasionalmente per controllare la posta elettronica. Non mi serve per giocare a Farmville.

Tuttavia sono abbastanza intelligente e ho abbastanza senso pratico da capire che la tecnologia controlla il mondo e che chi non si
adegua rimane indietro. Ecco perché ho cambiato cinque telefoni negli ultimi sei mesi ed ecco perché, a
differenza di molti patiti di auto come me, non ho niente in contrario all’utilizzo, anche per la produzione di massa, di nuove
tecnologie che vadano a sostituire il motore a scoppio. In fondo è praticamente uguale a sé stesso da più di cento anni.

Ibride? Ben vengano purché si tratti di Panamera Hybrid o Porsche 918 o McLaren P1 e non dell’orrenda, ipocrita e ridicola
Prius. Elettriche? La Tesla Roadster S entra nella Top 10 delle mie auto preferite. Idrogeno? Se solo la tecnologia venisse sviluppata al meglio.

Non mi spiace sperperare miliardi investendoli nella progettazione di piattaforme che un giorno possano sostituire un V8 un V6 o un 4 cilindri in linea nelle auto che usiamo quotidianamente.
Principalmente non mi spiace, suppongo, perché quei miliardi non sono miei.

Ma se si parla di progresso nella mobilità è un conto, se si parla di progresso per gli accessori e la dotazione allora è un’altra storia. Sì, perché penso che la maggior parte dei sistemi tecnologici ideati per rendere la vita del guidatore più semplice e migliore la rendano, in effetti, una misera, deplorevole, infruttuosa e infelice ricerca del tasto giusto per trovare il comando giusto. Che poi nove volte su
dieci non funzionerà.

Lasciate che mi spieghi meglio partendo dal semplicissimo cruise control. Avete mai posseduto o guidato un’auto con il cruise control in dotazione? Immagino di sì. Ormai è di serie anche sulle auto a poco prezzo. Perfetto. E quand’è di preciso l’ultima volta che l’avete usato?

Perché una volta superata la novità, quindi quattordici minuti dopo l’acquisto dell’auto, vi renderete conto che di fatto è inutilizzabile. Non lo si può usare dove c’è traffico o dove ci sono semafori e questo esclude città e tangenziali. Non lo si può usare nemmeno in autostrada, perché se è giorno sarete impegnati a rallentare per evitare una collisione col tir che va a 81 orari che supera l’altro tir che va a 80 orari occupando la corsia di sorpasso per otto ore e non lo si può usare di notte perché la coordinazione tra pedale del gas e del freno e volante è l’unica cosa che vi tiene svegli. Attivate il cruise control e il primo passo è togliere il piede dall’acceleratore. Il secondo è togliersi le scarpe. Il terzo è mettere i piedi sul cruscotto. Il quarto è addormentarsi. Il quinto è quello che fare in una stanza d’ospedale con un braccio, una gamba, il naso e svariate costole rotte.

Parliamo dello stop/start? Serve a spegnere e riaccendere automaticamente il motore quando siete bloccati in coda o a un incrocio per risparmiare carburante. Ottimo. Ma nemmeno Adrian Newey in persona riuscirebbe a convincermi che il carburante speso per riaccendere il motore ogni sei secondi sia meno di quello utilizzato per tenere semplicemente la macchina accesa, ferma e in folle. Quindi il risparmio c’è solo sulla brochure.

E per l’amor di Dio non fatemi iniziare sul parcheggio. I dispositivi per far sì che l’auto parcheggi da sola esistono e funzionano. Calcolano lo spazio disponibile fra due auto e con vari algoritmi (ho sempre desiderato usare questa parola quindi perdonatemi se non c’entra niente) vengono dati impulsi a pedale del gas e del freno e volante per coordinare l’auto in un parcheggio perfetto e automatizzato. Grandioso. Solo che prima o poi vi capiterà di trovare uno spazio di appena un millimetro più corto rispetto ai calcoli dell’elettronica dell’auto e sarete costretti a parcheggiare da soli. Immaginate la tragedia? Già non sappiamo parcheggiare adesso che dobbiamo farlo ogni giorno, e i risultati si vedono molto chiaramente su qualunque fiancata o paraurti di praticamente qualunque auto.

Ma quello su cui davvero mi infervoro è il dibattito sulle auto che guidano da sole. E’ possibile. La tecnologia è già lì. Ma la ritengo l’idea più inutile del secolo. Riflettiamo un attimo.

Sappiamo, perché è statisticamente provato, che il 54 % di tutti gli incidenti aerei sono causati da errore umano. Quindi, se la matematica non è un’opinione, togliendo del tutto i piloti il numero di incidenti aerei sarebbe dimezzato. Un Airbus 380, uno degli aerei di linea più diffusi, è perfettamente in grado, da un punto di vista tecnico e pratico, di decollare e atterrare e volare da solo.

Vi faccio una domanda. Vi imbarchereste su un volo sapendo che non c’è il pilota? Appunto. C’è anche un altro problema. Se anche la vostra auto fosse in grado di andare nel vostro centro commerciale preferito e anche fosse capace di trovare un posto e parcheggiarsi da sola, comunque non riuscirebbe ad entrare e comprare il pane o il latte per voi. Quindi a che serve?

E poi le auto che si guidano da sole esistono da un sacco di tempo.
Si chiamano taxi.

17/10/2013





Consumer advice. Consigli per gli acquisti: la futura auto di mio cugino di diciotto anni.

Mentre scrivo mio cugino di 18 anni sta prendendo la patente e di conseguenza mia zia sta pensando a che auto comprargli quando sarà il momento.
Ovviamente, come sappiamo e come la legge conferma, ogni diciottenne che si rispetti passa i primi tre anni di patente a modellare l’auto dei genitori sbattendola contro pali della luce e grattando i cerchi sul marciapiede.
Comunque sia, passato il primo periodo di pratica in cui mio cugino si impegnerà per trasformare la Fiat Punto di mia zia in una Fiat Panda, sicuramente arriverà il momento della scelta dell’auto.

Ora, in passato forse scegliere l’auto per un neo patentato era molto più semplice. Alle ragazzine e ai ragazzini figli di genitori con reddito ragguardevole si poteva comprare una Mini, a quelli con un reddito più basso e/o poca fantasia si comprava una Y e gli anarco-fasci-comunisti confusi giravano con una vecchia Renault 4 scassata e arrugginita, super convinti che questo li facesse sembrare degli alternativi interessanti. Non è così. Vi fa sembrare degli imbecilli.

Oggi però non è così facile per due motivi.

1. I costi di gestione di un’auto sono triplicati

2.  Il governo, negli ultimi anni, ha pensato, fatto, abrogato, approvato e poi di nuovo cancellato e modificato almeno seimila leggi riguardo a cosa e come i neopatentati devono guidare.

Ma guardiamo le alternative. Mio cugino è abbastanza alto quindi auto troppo piccole sono escluse, e siccome ha 18 anni, chiaramente, ha circa 98.000 amici che escono con lui ovunque vada. Certamente non si può parlare di Smart. Nemmeno la 500 va bene perchè, dimensioni a parte, è sinceramente troppo femminile a meno che non si tratti dell’Abarth. Ma questo ci riporterebbe al problema sopracitato. Lasciamo perdere la nuova Y perchè è semplicemente brutta e lasciamo perdere anche tutte le alternative coreane e simili perchè, parliamoci chiaro, sono…beh..coreane o simili.

Partiamo dalla Mini. Nonostante sia comprata quasi esclusivamente da fighetti è in effetti una gran macchina. E’ impossibile trovare una Mini-auto (scusate il gioco di parole) da città più divertente da guidare o da possedere.

L’unico problema è il prezzo.E lo spazio nel bagagliaio. E lo spazio nei sedili posteriori. E il fatto che ha senso solamente se abbinata alla motorizzazione Cooper S.

Quindi niente MINI.

La Suzuki Swift è un’alternativa più logica. E’ giapponese, il che significa sicura affidabilità. E’ anche divertente, economica, pratica e carina. Credo però che sia troppo femminile e che ci sia qualcosa d’incompleto per un ragazzo nel possederne una. Mettiamola così, in un viaggio in Giappone potrebbe essere l’auto perfetta per un noleggio. Ma comprarla davvero? Mh…

C’è la Yaris…oppure anche no.
C’è la Grande Punto…..OPPURE ANCHE NO.

Poi c’è la Ford Fiesta. Ecco qui dobbiamo fermarci a parlarne. La Ford Fiesta è senza dubbio, e se non siete d’accordo con me avete torto, la mini auto più carina di tutte fra quelle al momento in vendita.
Inoltre è pratica, robustissima, abbastanza grande nell’abitacolo da accogliere nella comodità mio cugino e i suoi 400 amici alti tutti più di 1,90 e parliamoci chiaro: è di mio cugino che stiamo parlando; quindi i sedili posteriori probabilmente gli serviranno spesso…di notte. Ahem…

L’altro grande vantaggio della Fiesta è che la si può avere a un prezzo ragionevole e ben accessoriata col motore da 1,2 litri e 60 cavalli  che produce assolutamente nessun tipo di potenza. Da 0 a 100 impiega un mese e la velocità massima è 9.

Tutte caratteristiche che farebbero contenta mia zia.

Ma in effetti tutte queste considerazioni sono un po’ inutili perchè purtroppo mio cugino, nonostante sia appunto mio cugino, ha degli evidenti problemi comportamentali.

Tifa Manchester United, non beve birra e quello che davvero vuole è una moto.

Oh povero me…

19/01/2012





L’eco-ambientalismo, soprattutto se estremo, è un’idiozia. E credere a tutto quello che si sente raramente è una buona idea.
 
Ci viene detto in continuazione che il petrolio sta finendo. Di conseguenza le case automobilistiche s’ingegnano per produrre auto che vanno a carote a cubetti. Non tanto perché a loro interessi qualcosa, ma quanto perché esistono leggi e regolazioni Europee e non che obbligano le case a fare qualcosa, visto che evidentemente la colpa di qualunque cosa è da attribuire all’auto.  Mh. Ottimo. Tutto molto bello, tutto molto pulito e “green”. Se provate a chiedere in giro vi verrà detto che ci sono scienziati che sanno il fatto loro e che dicono che dovremmo convertirci all’ecologismo prima che le balene spariscano dagli oceani e prima che i bambini di Milano nascano con due teste e tre braccia. A quel punto ci sono due tipi di reazioni possibili per controbattere.

Potete chiedere, per esempio, chi sono questi scienziati? Qualcuno di voi li conosce personalmente? E su cosa si basano i loro “fatti”? Altrimenti, come preferisco fare io, potreste dire che ci sono scienziati altrettanto qualificati che dicono che il buco dell’ozono c’è ma per quanto ne sappiamo (e per quanto né sa la scienza) potrebbe esserci sempre stato. Ci sono altri scienziati che sostengono che il riscaldamento globale è ciclico e che l’impatto dell’uomo su di esso è minimo. Alcuni altri sostengono che in ogni caso la tecnologia ci salverà, come ha sempre fatto. E soprattutto c’è chi dice, e parliamo sempre di persone qualificate e consapevoli di quello che dicono, che siamo arrivati a scavare solo per il 10-15 % di quello che è possibile scavare, questo significa che sotto, dove ancora non siamo arrivati a trivellare, ci potrebbe essere ancora tantissimo petrolio. Ma siccome il mondo è pieno di hippie che credono che guidare una Prius faccia davvero qualche differenza nella salvaguardia dei trichechi, nessuno prende in considerazione queste teorie. Oltretutto se provate a sostenere una qualunque di queste idee verrete bollati come orribili mostri che per colazione adorano mangiare foche vive e lavarsi i denti con il petrolio grezzo. L’età della pietra non è finita perché si era esaurita la pietra, così come l’età del ferro non si è conclusa perché era finito il ferro. Ci siamo semplicemente evoluti. Come facciamo da sempre. Quindi sì, è ovvio che in futuro troveremo un’alternativa migliore al petrolio ma fossi in voi non tratterrei il respiro nell’attesa e andrei a prepararmi una bella tazza di tè.

Adesso, se non vi dispiace, vado a inquinare un po’ l’atmosfera, innalzare il livello degli oceani e alimentare l’effetto serra bruciando un po’ di benzina.

25/11/2010






C’è un motivo ben preciso se vi sembra che in una delle foto della prova su strada io abbia parcheggiato la Tesla vicino a un monumento nazionale britannico. E’ perchè l’ho fatto.

La settimana scorsa ho avuto quella che gli inglesi chiamano “epiphany”, epifania. Non nel senso che la Befana con le calze rotte mi ha recapitato carbone e cipolle, ma nel senso che ho avuto l’illuminazione. Un’illuminazione negativa. Ma sempre illuminazione.

Recentemente sono stato criticato da parte della direzione di un sito per cui scrivo regolarmente perché sono “troppo soggettivo”, perché scrivo in prima persona e perché scrivo quello che mi frulla nella testa mentre, a loro detta, dovrei essere oggettivo, imparziale e diplomatico. Che tradotto vuol dire “scrivi quello che alle case fa piacere leggere”. Sì. Non credo andrà così. Visto questo sito, visto quello che faccio, molti pensano che io passi le giornate a respirare benzina e arredare la mia stanza con numerose copie di riviste automobilistiche. Spiacente ma non è così. Per la maggior parte non mi piacciono. Quand’è l’ultima volta che avete letto che un’auto è brutta? Quand’è l’ultima volta che qualcuno ha scritto, chiaramente, che quell’auto era da evitare? Non di recente scommetto. E c’è un motivo preciso.

Ma passiamo all’atto pratico e al caso specifico. Sono stato redarguito per una prova della nuova Renault Mégane Cabrio che ho definito orrida per come va, per l’aspetto e per i consumi. Non è un’auto che consiglierei a un amico nemmeno con una pistola puntata alla testa ma avrei dovuto scrivere il contrario, così la Renault sarebbe stata felice e ci avrebbe riempito di soldi. Sì, certo.

Come mai vi sto dicendo questo? Perché l’altro giorno ho letto un numero speciale di una famosissima rivista italiana dove si parlava della Renault Mégane Cabrio e ho avuto, appunto, l’illuminazione. Sono certo che chi ha scritto quel pezzo la Mégane Cabrio non l’ha nemmeno messa in moto. Figuriamoci se l’ha guidata. L’articolo diceva che la Mégane Cabrio ha una linea apprezzabile. Apprezzabile come farsi prendere a calci nel naso da un cavallo aggiungo io. Ma è pur vero che i gusti non si discutono, quindi l’opinione di quel giornalista non è criticabile. Poi però ho letto un’altra cosa: l’auto tiene bene la strada e da’ sicurezza.

Ok, qui abbiamo un problema. La Renault Mégane Cabrio è talmente pesante sul posteriore, soprattutto a tetto aperto, che qualunque curva affrontata a una velocità anche solo semi-quasi sportiva è pericolosa perché l’auto scoda. È troppo sbilanciata. Io non lo so come si fa a definirla sicura un’auto così. O sportiva.

Ecco perché su questo sito non vedrete mai (salvo rare eccezioni in cui comunque è ben specificato) foto di repertorio. Non leggerete mai qualcosa d’inventato. Se vi andate a leggere la sezione delle prove su strada potete star sicuri che ogni auto che dico di aver guidato l’ho guidata. Se vedete una foto di un’auto parcheggiata in un campo o vicino a un monumento, è perché io ce l’ho messa. Se vi parlo di un locale dall’altra parte del mondo, è perché ci sono stato. E se vi dico che un’auto va bene, o che un posto merita che vi facciate i chilometri di aereo, auto o treno per andarlo a visitare, non lo dico per far piacere alla casa automobilistica o a qualche agenzia di viaggi, lo dico perché a me è piaciuto.

E piacerà anche a voi.

30/05/2010






Voglio lame rotanti per delimitare gli spazi di parcheggio

C’è la crisi. Lo sappiamo tutti. Le grandi aziende ne inventano di tutti i colori per risparmiare e far  risparmiare, per essere eco-friendly e soprattutto per evitare di finire senza il becco d’un quattrino. Si fanno tagli al personale, tagli ai costi, tagli alle emissioni, sconti, promozioni, si riducono gli sprechi, o almeno ci si prova. Anche il mercato dell’auto si è adeguato, le aziende automobilistiche hanno capito che le vetture piccole ed economiche sono il futuro, mentre i SUV, piano piano, passano di moda. Basti pensare che è stata sospesa la produzione dell’Hummer e che una delle auto più vendute negli USA è una Toyota con un motore a benzina piuttosto piccolo accoppiato a uno elettrico. Ogni azienda cerca di fare la sua parte, o al limite ci fa credere che lo faccia, il che è già qualcosa. Ne esiste una, però, che va controcorrente. Si chiama Infiniti, produce automobili ed è il marchio di lusso della Nissan.

La Infiniti ha cinque modelli di automobile disponibili nel listino ufficiale Italiano. Tutte e cinque queste auto sono dotate di motori a benzina grossi e potenti, di conseguenza non sono auto economiche, né particolarmente rispettose dell’ambiente, né parche nei consumi.

A quelli della Infiniti non glie ne frega niente della crisi. Non glie ne frega niente di far risparmiare. E non glie ne frega niente soprattutto di cosa pensano gli altri. O almeno così sembra. Sono l’equivalente automobilistico di quello che sono Mourinho, Balotelli e Ibrahimovic per il calcio. Oppure Liam Gallagher per la musica. Sono persone dotate di forte temperamento, ma arroganti, presuntuose e spesso volutamente antipatiche. Possiamo quindi prendercela con la Infiniti, perché non fa abbastanza per noi e per l’ambiente, o perché egoisticamente ignora la situazione economica del nostro paese (ma anche del resto del mondo), e invece dobbiamo rispettare questa scelta di produrre comunque auto costose e inquinanti. Non che a me interessi molto a dire la verità, se fossi al potere proibirei per legge di produrre auto con meno di 200 cavalli.

Il punto è che noi viviamo in una moderna democrazia, in teoria, ognuno è libero di fare quello che gli pare, nel rispetto degli altri. Ma è davvero una buona idea su tutti i fronti? Intendiamoci sono un convinto sostenitore della democrazia, sono felice di vivere in un paese dove il colpevole di un reato riceve a casa un avviso di garanzia, così può nel frattempo cercare di scappare all’estero o nascondere la refurtiva, e sono felice di vivere in un paese dove non si può prendere a calci il ladro che entra in casa tua per derubarti né legarlo finché non arriva la polizia perché se lo fai vieni accusato di sequestro di persona, percosse e lesioni aggravate, ma c’è un elemento su cui non transigo: i parcheggi. Ecco, quando si tratta di parcheggi non sono una persona democratica, sono un despota. E me ne vanto. Non siete d’accordo? Vi capisco. Sembra brutto detto così. Ognuno ha il diritto di parcheggiare la propria auto come e dove vuole, nel rispetto delle regole della strada; quindi a meno che uno non parcheggi davanti a un passo carrabile, oppure in doppia fila, oppure ostacolando l’uscita di un’altra auto, allora va bene, non ha fatto niente male, vero?

Sbagliato.

Immaginiamo la scena. Avete finalmente strappato un’uscita alla ragazza dei vostri sogni, tremendamente bella e, alla prima uscita, vi propone un film al cinema. Andate a prenderla e poi arrivate all’ultimo secondo nel parcheggio del cinema, perché lei ci ha messo tre ore per prepararsi, ma siete ancora in tempo, tutto quello che dovete fare è posteggiare l’auto. Peccato che sia Sabato sera ed è tutto pieno, ma ecco! Miracolo! Intravedete quello che sembra uno spazio libero, l’unico in tutto il parcheggio, vi avvicinate e notate che quel fenomeno con la Golf ha messo l’auto storta, occupando due posti anziché uno, e lasciando voi senza possibilità di parcheggiare. Non è piacevole, vero?

Altro esempio. Siete una mamma premurosa e il vostro bambino vi ha chiesto facendo gli occhioni da cucciolo di poter venire a fare la spesa con voi ma non vi sembra una buona idea. Dovete acquistare molte cose per la cena di stasera, ci sono ospiti. D’altronde il piccolo è stato talmente dolce che vi ha convinto. Allora vi dirigete verso il supermercato e dopo aver girato a vuoto per mezzora, col bimbo sempre più spazientito, notate quello che sembra essere uno spazio vuoto.

E invece no, perché quello col Cayenne voleva fare il protagonista, ha comprato un’auto che non sa guidare né posteggiare e l’ha parcheggiata di traverso. Stavolta i posti occupati (e sprecati) sono addirittura tre, impossibile far entrare l’auto alla destra o alla sinistra del grosso SUV. E nel frattempo il bimbo piange. E voi dovete ancora fare la spesa.

Fortunatamente ho la soluzione: lame rotanti per delimitare le linee degli spazi di parcheggio.

Le linee di vernice bianca non funzionano. Questo perché probabilmente molti automobilisti che non sanno parcheggiare sono ciechi, o stupidi. La mia soluzione è razionale, efficace e persino d’aiuto per la crisi.

Pensiamoci bene. Lame rotanti vuol dire che tutti faranno attenzione a mettere l’auto perfettamente dentro il rettangolo designato per non danneggiare l’auto, chi comunque non ci riuscirà, non solo la volta successiva probabilmente avrà imparato la lezione, ma darà anche lavoro al carrozziere, al meccanico e al gommista. Qualcuno dovrà riparare la carrozzeria, le gomme e quando va male pure il cambio, danneggiati dall’imperizia e dalle lame rotanti. Mettiamo caso che il carrozziere in questione si chiami Mario. Mario sarà in grado con i soldi che tutti i “parcheggiatori” inetti gli daranno per riparare le loro auto, di comprarsi quell’auto sportiva che gli piaceva tanto, così qualche concessionaria farà un po’ di soldi, con i quali pagherà qualche dipendente che potrà regalare un paio di scarpe a qualche ragazza. E con i soldi guadagnati dalla vendita delle scarpe qualche titolare di qualche negozio di scarpe potrà pagare qualche dipendente, che a sua volta acquisterà un cellulare, così qualche titolare di qualche negozio d’elettronica potrà pagare qualche dipendente che a sua volta potrà fare qualche regalo alla/al sua/suo ragazza/o. Che potreste essere voi.

27/01/2010

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